PANDEMIA: SCEGLIERE IL MALE MINORE

PANDEMIA: scegliere il male minore.

Ho riflettuto a lungo prima di condividere il pensiero che non piacerà a qualcuno, ma se ne faranno e ce ne faremo una ragione. Inutile nasconderlo: la scienza brancola ancora nel buio, e lo ammette con onestà e umiltà, certo lodevoli ma disarmanti. L’unico rimedio certo per limitare il propagarsi rapido del virus rimane il distanziamento fisico (non sociale poiché la socialità si può coltivare anche a distanza e la tecnologia per fortuna ci fornisce una mano). Insomma, mutuando l’antica verità che, per non bruciare, la paglia deve essere separata dal fuoco, dovremo necessariamente, noi paglia, tenerci a debita distanza dal fuoco (virus) e da chi lo trasporta (persone contagiate). Non vi sono altri rimedi, è bene esserne consapevoli una volta per tutte. Le mascherine e il lavaggio della mani rappresentano strumenti utilissimi e irrinunciabili, ma l’unica strategia vincente al momento è il distanziamento. Ciascun uomo e ciascuna donna di buona volontà, a prescindere dall’età e dal ruolo, può adottare tale strategia eliminando dalla quotidianità tutte le uscite e le azioni NON necessarie a vivere (per quanto possa essere triste e doloroso, tutte le attività del tempo libero che portano a contatti, quali palestre, piscine, cinema, sport di gruppo o di contatto, ristoranti, bar, teatri, musei, discoteche, pub, feste private, matrimoni, messe, funerali, battesimi, comunioni, compleanni e così via rientrano tra le attività non necessarie). L’umanità ne ha fatto a meno per millenni eppure è giunta fin qui! Questo può farlo ogni singola persona cum grano salis. Tuttavia, la collettività non può reggersi sulla “buona volontà” degli individui. Si rende quindi necessario adottare a livello governativo a valere erga omnes un nuovo lockdown per il tempo ritenuto necessario dagli scienziati. Ma senza tentennamenti, IL TEMPO NON GIOCA PIU’ A NOSTRO FAVORE, atteso che il bene primario di ciascuno e quindi di tutti è la salute che, in questo caso, coincide con lo stesso vivere. L’imperativo categorico non di una sola nazione, ma di tutto il pianeta dovrebbe essere: uomini e donne di tutto il mondo, ovunque voi siate, fermatevi ora, fermiamoci per poter ancora esserci domani. Ovvio che non tutti si potranno fermare. Vi saranno gli “eserciti” che dovranno combattere e saranno formati dai soldati rappresentati da tutte le persone dedite ai lavori necessari per consentire la sopravvivenza, e SARANNO QUESTI I NUOVI EROI! Forse non potrò citarli tutti, ma sicuramente i lavori necessari non potranno che essere: la sanità in ogni sua sfaccettatura, tutto il settore agroalimentare dall’agricoltura alla trasformazione e distribuzione delle merci, i trasposti – ma solo funzionali a chi deve lavorare e al trasporto merci fino alle nostre abitazioni, le forze dell’ordine tutte (esercito, polizia carabinieri, polizia urbana, forestali e vigili del fuoco), le amministrazioni pubbliche (rigorosamente in Smart workink), i preposti alla distribuzione dei servizi essenziali (elettricità, gas acque) i preposti alla reti informatiche, i manutentori in senso lato e altre attività individuate dagli enti preposti. Per quanto doloroso ciò che dirò ancora, anche le scuole non potranno essere in presenza. Si demandi alle famiglie, con i dovuti supporti e risorse, la temporanea istruzione dei più piccoli. Per tutti gli altri, dalle elementari all’università si adottino le didattiche a distanza. Forse qualcuno resterà indietro e potrà magari essere recuperato domani, ma molti eviteranno di contagiarsi e di riportare il contagio in famiglia, uccidendo i nonni e forse anche i genitori. Se mens sana in corpore sano ha avuto nei secoli un significato, mai come ora è il caso di assumerlo come dettato: se il corpo si ammala, fa ammalare e muore, la potenziale istruzione altro non è che una pericolosa illusione. Meditiamo tutti e assumiamoci le nostre responsabilità di persone prima ancora che di ruoli. Maggioranza e opposizione mai come ora devono combattere la stessa guerra, ricordandosi che in guerra bisogna marciare uniti contro il nemico per non regalargli la vittoria; e il nemico dell’umanità ora è uno solo: il coronavirus. Se dal governo mi aspetto finalmente decisione energica in questa direzione, da una opposizione responsabile mi aspetto collaborazione scevra da calcoli politici. I conti con la politica di parte rimandiamoli a guerra vinta. Ma per vincere ci sarà ancora tanto da combattere. Ma non sulle piazze devastando le città! Meditiamo, gente, meditiamo e diffondiamo il messaggio condividendolo il più possibile.

Le attività sempre possibili, individuali e nobili che nessuno potrà portarci via sono la lettura e la scrittura. Non solo avremo modo di impegnare la mente in elaborazioni che non siano solo di cupezza ma avremo anche l’oppoertunità di trasmettere agli altri messaggi di incoraggiamento e di speranza. L’iniziativa “Narra la tua quarantena/immagina un futuro possibile” avvviasta da EDDA Edizioni all’inizio del lockdown di primavera 2020 si pone proprio questo obiettivo. CoronaVersus, Invictus – EDDA Edizioni è una delle prime opere della serie.

PANDEMIA, LOCKDOWN E QUARANTENE: La funzione “terapeutica” della scrittura e della lettura come antidoto alla depressione da distanziamento sociale o isolamento

Condivido mio articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista di divulgazione scientifica Il Caduceo

 

PANDEMIA  LOCKDOWN E QUARANTENE

La funzione “terapeutica” della scrittura e della lettura come antidoto alla depressione da distanziamento sociale o isolamento

Lockdown, declinato nei vari significati in italiano (isolamento, confinamento, blocco, coprifuoco, distanziamento sociale) ha condizionato, e tuttora condiziona, le persone d’ogni età, sesso e nazionalità molto di più di quanto possa averlo fatto la paura concreta del contagio.

Sappiamo come l’uomo (inteso come specie e non come genere) sia un animale altamente sociale al punto che l’isolamento porta gradualmente alla fine  della stessa vita. Già il semplice timore della perdita di una qualsivoglia libertà personale produce sofferenza e induce alla ribellione chiunque ne venga minacciato. Figuriamoci poi l’imposizione erga omnes e con scarse possibilità di trasgressione o di evasione quando intere nazioni, di fatto, sono trasformate in recinti e, nel loro interno, a prigioni  con le forze dell’ordine a presidiare ogni via di fuga come le guardie carcerarie nei penitenziari.

Senza considerare la capacità di controllo esercitata dagli stessi componenti i nuclei familiari, al cui interno vi sono  immancabilmente persone più responsabili e rigorose  e persone meno responsabili e più recalcitranti o ribelli. Non bastasse, gli inclini alla trasgressione devono fare i conti non solo con il rischio di incappare nei controlli e nelle conseguenti sanzioni ma anche con la probabilità di intercettare il virus, contagiarsi e, fatto moralmente ancora più condizionante, portare il virus dentro le mura domestiche con conseguenze gravi sui familiari incolpevoli.

Per la cultura cinese, dove tutto ebbe inizio, il sottrarsi al Lockdown rappresenta d’altronde un reato così grave da  contemplare come sanzione estrema perfino la pena di morte. Previsione certo grave, la pena di morte, non giustificabile a parere di chi scrive neppure di fronte alla trasmissione dolosa del virus, tuttavia non nuova in oriente con riferimento alle pandemie. I cinesi avevano adottato tale misura anche di fronte alla precedente pandemia da coronavirus, la SARS negli anni 80. Anche in quella circostanza mi sono espresso in merito nel mio saggio “Rottami eccellenti”

La severità delle autorità nel pretendere il rispetto delle misure restrittive è stata massivamente diffusa a tutti i paesi  che dopo la Cina hanno dovuto via via addivenire a misure di distanziamento sociale  e, quindi, anche in Italia si era ben consapevoli su come comportarsi. Non saranno sfuggite a nessuno, o solo a pochi distratti, le immagini, quasi virali che dalla Cina hanno fatto il giro del mondo e raggiunto ogni paese connesso, della donna anziana,  peregrina per strada, inseguita dal volo di un drone che la ammoniva di rientrare a casa.

Sembrava fantascienza o fantainformazione ma ben presto avremmo constatato che anche in Italia la tecnologia di ultima generazione sul controllo del territorio  è ormai una realtà. Diversi sono stati i casi di riprese dal drone di poliziotti che inseguivano, talvolta anche in modo esilarante, trasgressori alle norme.

È intuibile che affrontare il lockdown con questo spirito, con l’occhio del grande fratello sempre in agguato, non ha potuto che amplificare le ansie e il senso di sentirsi prigionieri in casa da parte dei più vulnerabili psicologicamente.

Credo che la conta precisa delle persone entrate in depressione sfuggirà a ogni modello statistico o matematico. Tuttavia è per tutti evidente l’esigenza di supporto psicologico post traumatico non solo per i casi patologici ma anche per tutti coloro che riterranno di non farcela da soli a sopportare il peso del cambio epocale di approccio nei confronti della socialità.

Quello che ho potuto constatare nel periodo del locdown, da un osservatorio speciale quale è quello di un editore, è la conferma di ciò che, sia come editori sia come scrittori, sosteniamo da sempre ovvero la  funzione terapeutica dei libri, sia da leggere sia da scrivere; terapia che in alcuni casi – soprattutto in coloro che godono della fortuna o del privilegio di avere la passione per la lettura o per la scrittura, meglio se per entrambe – è più immediata, efficace e a costo quasi zero (gli amanti della lettura hanno sempre una biblioteca ben fornita e per la scrittura basta un computer o una vecchia biro con un quaderno, come fa il nostro autore più anziano e più prolifico di Roma l’ottantenne Mario Giacomozzi. In arte GMarius, che ha all’attivo oltre 35 libri pubblicati tutti scritti rigorosamente su quaderni di scuola con la biro).

 

La constatazione è stata concreta e resa possibile dall’incremento delle proposte editoriali pervenute da autori vecchi e nuovi già all’indomani del lockdown e dalla richieste dirette di libri da  acquistare in seguito alla chiusura delle librerie. Un aumento di attività che ci ha suggerito di proseguire, senza orario, il lavoro, favoriti dal fatto di disporre degli studi anche all’interno dell’abitazione sede obbligata della quarantena.

Grazie a tale disponibilità e, soprattutto alla risposta degli appassionati di libri, non si sono rese necessarie richieste di finanziamenti pubblici o di “sostegni” a fondo perduto previsto per tutti coloro ch hanno “registrato perdite di fatturato nel mese di aprile”, dalla piccola partita IVA con 600 euro alle grandi case automobilistiche con miliardi di euro. Siamo orgogliosi e fieri di aver fatto risparmiare, nel nostro piccolo ma sano, lo stato a beneficio di chi ha avuto sofferenze certificabili a prescindere dalle dimensioni.

Il team editoriale di EDDA Edizioni,  consapevole di avere riconosciuta da tante persone una funzione sociale che le autorità preposte fanno sempre fatica a riconoscere all’editoria in generale, si è messo a disposizione senza distinguere orari o feste, sia sui social sia attraverso l’attività di mailing e o i contatti telefonici, di tutti coloro che fossero stati già in rapporto con la casa editrice o che ne avessero intercettato in diretta le attività. Personalmente, quando ancora non era chiaro il terreno  da cui trarre la materia per confezionare nuovi libri sul fenomeno epocale che si affacciava sul pianeta terra, ho deciso di accelerare la pubblicazione di un libro  su un argomento, lo sport, precipuamente il calcio, che appassiona milioni di persone in Italia e nel mondo e che, si era capito fin dai primi giorni, sarebbe  stato forse più di altre attività sportive soggetto a lockdown. Così è stato e, infatti, solo ora si inizia a parlare di ripartenza. La scelta quindi di uscire a marzo col libro Novecento. Roma nel pallone, il calcio romano di una volta è stata ragionata proprio per diversificare l’attenzione di coloro che avessero intercettato il libro e magari documentarsi, divertendosi con i versi romaneschi che arricchiscono il volume, sulla storia del calcio – romano e italiano – a partire dai pionieri dei fine 800 fino alla grande Roma di Francesco Totti.

 

Accogliendo le sollecitazione provenienti da diverse direzioni, la redazione ha deciso di  non limitare l’assist agli amanti della scrittura al periodo del lockdown. L’iniziativa “Racconta la tua quarantena” è un’operazione di ampio respiro e di orizzonti che vanno oltre gli sfoghi individuali nei racconti e nei diari limitati al periodo della quarantena effettiva. A parte la validità narrativa delle opere esaminate per selezionare quelle degne di pubblicazione, il coinvolgimento si è rivelato prezioso per quelle persone che vi hanno aderito e che hanno testimoniato di aver trovato giovamento, fisico e mentale, per il solo fatto di impegnare l’intelletto a produrre pensieri su carta, pur nell’incertezza di vedersi pubblicati, distraendolo quel poco, risultato bastevole a non deprimersi. Non ci pare cosa da poco. Finito il periodo della quarantena l’iniziativa si spinge intanto fino alla fine del 2020 ma, in realtà, vuole accompagnare l’avvio di questa nuova fase dell’umanità dove, si dice, nulla sarà come prima. L’opinione di chi scrive si colloca a metà fra i due estremi “Tutto tornerà come prima” e “nulla sarà come prima”. La ripartenza che stiamo vivendo ne è la dimostrazione: la tentazione di tutte le società analizzabili è quella di ritornare esattamente a riprodurre il modus vivendi di prima quasi rimuovendo il pericolo che ancora incombe su tutti per dar credito agli scienziati. Anche tra i politici si registrano posizioni non univoche, come d’altronde le periodo del lockdown. Si va così dalla prudenza eccessiva di tanti alla spregiudicatezza negazionista di altri, alla cui estremità si colloca ancora il presidente del Brasile al punto di sollecitare “l’invasione dei reparti Covid per dimostrare che il virus non esiste”. Politica ovviamente e sconsiderata come sconsiderato sarebbe chiudersi in scafandri individuali. Ecco, l’orizzonte temporale dell’iniziativa editoriale vuole accompagnare questo trapasso dal prima al poi almeno fin quando la scienza medica non metterà a disposizione di tutti gli uomini e le donne vaccini, diagnosi certe e terapie tali da poterci far affermare che, se non proprio tutto, tanto tornerà come prima . Meglio se possibilmente migliorato da maggiore igiene, da maggiore prudenza anche nelle modalità dio scambiarsi effusioni tra sconosciuti. Insomma, il parere di chi scrive è che se  l’insorgenza dellHIV non ha impedito di continuare ad amarsi e a riprodursi ha insegnato all’umanità in grado di apprendere  la corretta gestione anche delle dinamiche sessuali senza rinunciare all’estasi e al grande valore delle trasgressioni. Al pari, l’esperienza del covid 19 lascerà sicuramente traccia delle relativa prudenza nelle relazioni senza rinunciare al piacere immenso e insostituibile dell’amicizia e della convivialità, di per loro toccasana anche per l’equilibrio psicofisico delle persone.

L’iniziativa “Racconta la tua quarantena” estesa a “Racconta la nuova era post covid 19” è aperta a tutti. Particolarmente apprezzati e graditi saranno gli elaborati di persone gravitanti nella Sanità privata o pubblica impegnata ieri, oggi  e domani a fronteggiare, più o meno da eroi, i veri nuovi nemici dell’umanità rappresentati dai virus vecchi e nuovi conosciuti e sconosciuti, di cui sarà impossibile liberarsi del tutto e per sempre. chi volesse partecipare alla selezione, può inviare gli elaborati, in file word, corredati di una breve nota biografica, a redazione@eddaedizioni.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coronavirus: è guerra mondiale, ecco perché l’Italia non può fermarsi!

Roma 14 marzo 2920 – Certo che l’Italia non si può fermare. Sarebbe come condannare la popolazione al suicidio di massa! Non so se le misure possano essere sufficienti alla tutela della salute dei lavoratori che, a questo punto, sono TUTTI EROI. Non solo i medici, le infermiere e gli infermieri ai quali la gratitudine degli italiani non sarà mai abbastanza e che, in questa strana guerra, presidiano la prima linea anche sacrificando a volte la vita. Ma sono da definire eroi tutti coloro che non possono, e non debbono, fermarsi, anche coloro che potranno, o dovranno lavorare da casa. Gli applausi di oggi che dai balconi la popolazione rivolge a ai medici e agli infermieri, dovrà essere ripetuta nei prossimi giorni per tutti i lavoratori: poliziotti, lavoratori del trasporto pubblico, panettieri, lavoratori dei supermercati, farmacie e loro fornitori, idraulici, elettricisti, fabbriche di mascherine, netturbini, consegna domicilio, tutti gli uomini della Protezione civile, lavoratori del settore bancario e di quello assicurativo, coloro che garantiscono i servizi essenziali (Gas, luce, telefonia, Internet), coloro che quotidianamente si prendono cura degli ultimi per strada… tanti ne avrò dimenticati ma mi perdoneranno e sapranno che gli Italiani responsabili saranno loro grati come non mai prima di questa circostanza. Ecco perché produce irritazione, e per la verità sgomento, sentire, ancora oggi che l’unità di azione dovrebbe essere l’arma più efficace contro il virus, autorevoli uomini e donne politici continuare a pontificare con lo slogan “Fermare tutto!” (ieri sera perfino in televisione). Sarebbe certo bello poter “sospendere” la vita stessa di tutti per poterla poi riavviare con click allorquando “Gli eroi” lasciati soli in prima linea fossero in grado di comunicare VITTORIA! Ma la vita non è una macchina che si sospende e la si riavvia a comando e Gli eroi, per poter vincere, hanno bisogno di un mondo vitale dietro di loro. Ecco perché non ci si può fermare ed ecco perché prima di pronunciare qualunque ricetta semplicistica occorre connettersi con la ragione e non la pancia e rispondere alla domanda: chi, se tutto si ferma, potrà garantire i servizi essenziali sopraelencati? Alessandro Manzoni si sarebbe appellato alla Divina Provvidenza , ma oggi neppure la Chiesa lo fa! La guerra si combatte in diversi modi. L’esercito attuale si compone di diversi livelli: la prima linea dei dipendenti della sanità, la seconda linea dei poliziotti e degli uomini della Protezione Civile e la terza dei lavoratori che NON possono fermarsi e, infine, la quarta linea di tutti glia altri che devono combattere rimanendo a casa e rispettando le regole. Ogni guerra vera, purtroppo ha le sue vittime in tutti i livelli. E non vi è dubbio che la quarta linea di vittime ne ha già più di mille, Ragione per cui ciascuno deve combattere nel ruolo assegnato, mettendo in cantiere ogni possibilità.Non so, dicevo, se le misure odierne saranno sufficienti, di certo va apprezzato il metodo della concertazione con le parti sociali. Concertazione che speriamo non verrà più messa i discussione per il futuro: Sono anche certo che, qualora non saranno necessarie, glia attori protagonisti, Governo e Parti sociali, non esiteranno ad aggiornare.
E so di ben riporre la fiducia!
#insiemecelafaremo .

Con EDDA Edizioni a sostegno dell’ambiente

Comunicato Stampa n.9

EDDA Edizioni a sostegno delle iniziative mondiali a difesa del clima e dell’ambiente

Roma, 25 settembre 2019 – “Venerdì 27 settembre 2019 si sarà lo sciopero mondiale per il clima, una giornata che vuole sottolineare una nuova consapecolezza per le problematiche ambientali che vuole creare una cultura di impegno quotidiano a vivere il più possibile in modo sostenibile”
( https://www.milanofree.it/ ).
EDDA  Edizioni sostiene  ogni iniziativa volta  al rispetto e alla tutela dell’ambiente e del clima, saluta e plaude all’impegno globale dei giovani, a cui auspica che aderiscano in massa gli adulti, e ne incoraggia l’agire.
Non v’è dubbio che l’impegno della giovane Greta dimostra che vale la pena battersi in ogni tempo per una causa giusta e che, se lo si fa con costanza, serietà e convinzione profonda, anche sacrificando parte dei propri sogni per un sogno collettivo più elevato, lungo il percorso non si rimarà mai da soli.
La difesa dell’ambiente e del clima è uno dei principali valori compresi nella mission  di EDDA Edizioni, al punto che fin dalla costituzione (2010) e per i dieci 9 anni di attività  rappresenta uno dei principi fondanti inserito nel primo articolo del contratto editoriale  al fine di diffondere consapevolezza  anche fra gli autori. Il principio si sostanzia nell’adozione di accorgimenti editoriali tali da evitare il consumo indiscriminato di carta producendo irresponsbilmente quantità di libri che, invenduti, sarebbero desitanti al macero, alimentando ancor di più le deforestazioni.Dall’art. 1 del Contratto di edizione: “L’editore  aderisce a un’editoria sostenibile e responsabile. A questo fine adotta font (Garamond) e caratteri (di norma dimensioni da 8 a 12) idonei a contenere lo sviluppo di pagine. Evita soverchie giacenze di magazzino, commisurando la prima tiratura alle copie richieste per il lancio… Nel rispetto dell’ambiente, procederà in via automatica a periodiche ristampe, senza limite, in funzione degli ordini che perverranno dalla distribuzione nel corso della durata contrattuale”.

Sul versante delle scelte editoriali, considera  prioritari i temi di natura sociale e, fra questi, i temi dell’ambiente.

Fra le recenti pubblicazioni sull’argomento vi è “L’Era del cavallo” (Targa Montefiore 2017).

Targa_Premio_Montefiore_LDC
Contatti: redazione@eddaedizioni.it – tel. 335 5951339

Un nuovo poeta e commediografo si affaccia nel panorama della cultura romana

Bernardo Lancia di professione è avvocato. Vive in Umbria con la famiglia e ama scrivere, da sempre, soprattutto in romanesco.

Amante della poesia e delle opere teatrali, ha già all’attivo diverse opere pubblicate e altre in cantiere. Fra quelle pubblicate, due sono in catalogo di EDDA Edizioni: Mille e più versi romaneschi e

Tutto s’aggiusta, commedia Musicale in due atti, in romanesco con musiche del Maestro Riccardo Gambacorta. Entrambe opere che coinvolgono e divertono il lettore d’ogni età. In cantiere vi è il progetto di portare in scena nel corso del 2020 la commedia ad opera di una compagnia teatrale romana.

 

 

Avv. Bernardo Lancia, scrittore e poeta

 

Un tuffo nelle letture del passato e del presente, antidoto al noioso spettacolo della politica

Lo spettacolo poco esaltante offerto dalla politica, o meglio dai politicanti italiani, nei giorni caldi di agosto, mi hanno indotto a “staccare” per alcune ore al giorno la spina e sostituire la tristezza dello spettacolo attuale con la nostalgia derivante dalla lettura di un libro in grado di impegnare la mente per poi farla ripartire. La Recherche du temp perdu di Maercel Proust, rinvenuto nel corso dela sistemazione della biblioteca di campagna, mi è sembrato un ottimo antidoto allo squallore offerto dai protagonisti in campo, con la sola eccezione del Presidente della Repubblica, fosse altro per la discrerzione con cui interpreta il suo ruolo. La lettura, rigorosamente in lingua francese, ha avuto, ed ha, il potere di coinvolgere e concentrare ogni facoltà dell’intelletto, non solo per l’emozione di ritornare a quei tempi acerbi (anni 60/70) in cui le passioni ideali e politiche assorbivano e sembravano potere davvero essere in grado di migliorare questo mondo, ma anche per la concentrazione richiesta per misurarsi con una liongua, quella  francese, lasciata sui banchi dell’università e raramente utilizzata nella vita reale. Per la compresione totale, alcuni passaggi richiedono una rilettura e non vi è spazio per altre divagazioni.

Lingua a parte, consiglio a chiunque, volendo staccare, di preferire un libro come rifugio in luogo di qualsiasi atro “alimento” dopante, quali alcolici, droghe, sigarette o anche alimenti apparentemente innocui come la cioccolata… Meglio sempre e comunque un libro: allontana dalle miserie del quotidiano, nutre la mente ma non ingrassa.

A lettura sospesa, tuttavia, occorre ritornare a osservare il quotidiano, lo impone il ruolo di editore e redattore otre che di normale cittadino,  assolutamente ormai dominato dalle rappresentazioni melodrammatiche delle politiche nazionali e internazionali.

Allo stato attuale delle cose, oggi 28 agosto ore 12,00, mentre il Presidente Mattarella prosegue le consultazioni, non è facile scegliere cosa augurarsi. E allora, come ebbero a dire illustri colleghi del passato, senza passione e “turandosi il naso” c’è da auspicare il male minore per l’Italia. Non vi è dubbio che, senza governo, ritornerebbe attuale l’esternazione di Dante “Serva Italia di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello…”. Non resta dunque che augurarsi la nascita intanto di un governo, costituzionalmente lecito, “giallorosso” sperando altresì che nei  protagonisti si affianchi alle ambizioni personali (che umanamente mai potranno essere eliminate) il senso dello Stato e  l’impegno alla mission cui  sono o saranno chiamati.

La sola alternativa a tale ipotesi, non può essere che prepararsi al voto con le garanzie  rese possibili da un governo nominato ad hoc dal Presidente della Repubblica.

Tutto il resto è noia.

 

Buon Governo a tutti, dunque e, per staccare, buona lettura con qualche libro consigliato.

Una guida preziosa per tutti

Da qualsiasi labirinto si può uscire vincitori…

 

Libro di Adele AUMMS ispirato alla pratica dello Yoga

Romanzo di Simonetta D’Agosto, collana Amore e Psiche, EDDA Edizioni

Luoghi d’Italia meritevoli: Reportage su Sperlonga

 

Di solito dei  nostri viaggi ci si limita a pubblicare immagini, che riprendono il più delle volte i migliori momenti, da condividere con gli amici.

Il piacevole soggiorno agostano  a Sperlonga ci ha indotto a dedicare qualcosa in più, oltre le immagini,  a una località meritevole di essere visitata,  non solo per la naturale bellezza e per la suggestione dei vicoli, delle piazzole piene di storia e di vita e delle passeggiate panoramiche.

Non siamo interessati ad approfondire la bontà e l’efficienza dell’amministrazione (che lasciamo ai residenti), ma a segnalare in modo distaccato e libero le percezioni ricevute dai luoghi, dalle strutture ricettive e dagli esercizi commerciali  e servizi che hanno agevolato e reso confortevole il nostro soggiorno,  facendo emergere la soddisfazione per una  scelta effettuata all’ultimo minuto.

Era nostro desiderio trascorrere qualche giorno  nel periodo cruciale di agosto, recandoci presso luoghi e strutture in grado di “coccolarci” e indurci a staccare davvero la spina dalle impegnative attività editoriali che, proprio  perché appassionanti, assorbono per tutto l’anno  quasi in modo esclusivo e totale  le energie, non lasciando spazio ad altre pur necessarie attività rigeneranti  il corpo e lo spirito.  Al contempo, visto la breve pausa concessaci, non volevamo impegnare troppo tempo in viaggio. Conoscevamo ovviamente già Sperlonga per frequenti incursioni di un giorno sulle sue spiagge avvenute negli anni. Ma non vi avevamo ancora soggiornato. Quindi la scelta è stata abbastanza agevole, grazie anche alle nuove tecnologie messe a disposizione dagli operatori specifici quali Booking.com.

Consapevoli di fare pubblicità gratuita, oltre che al paese, alle strutture e alle persone di cui ci siamo serviti, liberi da qualsivoglia interesse, segnaleremo non rinunciando a suggerimenti volti a migliorare i loro servizi.

Daremo  solo dei flash sia del luogo sia delle relazioni con gli operatori utili solo a riportare le percezioni e le sensazioni che parimenti sono dei flash dello spirito del momento.

Sperlonga Perla del Mediterraneo

Come prima percezione possiamo confermare che l’appellativo di Perla del mediterraneo o Perla de Tirreno o Perla della costa laziale, è sicuramente meritato da questo paese arroccato su uno sperone di roccia facente parte dei  Monti Aurunci, che si protende nel mare verso il Golfo di Gaeta, confluendo nel Monte di San Magno.

Una rocca emergente dal territorio circostante che si presenta per lo più  pianeggiante

Una spiaggia impreziosita  di fine e dorata sabbia bianca, alternata di tanto in tanto da  formazioni rocciose che si gettano in mare, formando calette suggestive, non facilmente raggiungibili a piedi, attrae già al primo approccio.  Le strutture ricettive dislocate offrono ampia possibilità di scelta in base alle esigenze individuali.

Rispetto alla cura e alla gestione della spiaggia abbiamo da subito notato e apprezzato il decoro e la pulizia: per clinometri di passeggiata non abbiamo rinvenuto in acqua, sul bagnasciuga e sotto gli ombrelloni alcuna traccia di scarti abbandonati di qualsiasi genere.

Apprezzabile la scelta del plastic free con l’adozione di bottiglie biodegradabili e la possibilità di riempire le borracce presso gli esercizi commerciali.

La stessa cura e lo stesso decoro si ritrova nel borgo storico, quello appunto arroccato, un labirinto infinito di cunicoli, scalinate ripide, vicoli e e piazzette dove si respira aria familiare in cui si confondono i turisti che vi soggiornano, quelli di passaggio, i pochi residenti tutto l’anno e gli operatori degli esercizio commerciali.

 

Le strutture che ci hanno accolto e servito meritevoli di segnalazione:

intanto l’albergo, il Virgilio la cui cortesia e professionalità abbiamo potuto riscontrare ancora prima di giungervi con i contatti telefonici e tramite mail per ricevere conferma delle caratteristiche delle camere e dei servizi.

L’accoglienza, poi, è stata positiva con la dedizione del personale. Così come gradevole la piscina fruibile e il resto dei servizi, inclusa la navetta per raggiungere la spiaggia. Unici, piccoli, nei per un  albergo di tale categoria, sono stati a nostro giudizio: la  camera assegnataci che immaginavamo più spaziosa, più confortevole  e meglio arredata; la pessima,  o inesistente, ricezione dei canali nazionali della RAI e una incomprensione sulla tassa di soggiorno già incorporata nell’acconto prelevato da Booking.

La struttura Sirenella, dove abbiamo usufruito dei servizi per la spiaggia, si è caratterizzata per dedizione del personale (due simpatici ed  efficienti bagnini) cura e pulizia della spiaggia e disponibilità anche per servizi non direttamente forniti.

Tra i ristoranti riteniamo degno di nota La Siesta, nel cuore del borgo, con tavolini sulla piazzette e lungo i vicoli in cui si possono consumare ottimi, preparati e serviti con professionalità da un’attenta gestione familiare.

Raggiungere dall’albero, prossimo alla spiaggia, il centro arroccato in cima, è stato per la prima volta certamente suggestivo risalendo la panoramica sopra il porto con gli infiniti gradini, ma altrettanto faticoso da indurci per le volte successive a servirci del servizio di noleggio di una efficientissima ditta di trasporto, con vetture confortevoli, e con autista/titolare, signora Claudia, di rara cortesia e disponibilità.

 

Grazie Sperlonga!

Le immagini: