Poteva succedere…

E’ successo in quel di maggio

l’evento mai accaduto

tra il cinquettio d’uccelli

e il profumo di viole

colsi la prima fragola

sulle tue labbra rosa

disposte all’accoglienza

la posi delicata

poi tutto si confuse

senza che nulla accadde.

Rimane un fotogramma

dei tuoi occhi velati

forse di nostalgia

delle tue gote rosse

forse d’eccitazione

come la prima volta

come in un’altra storia

una storia senza storia…

 

Formazione over 50: aspirina per il lavoro?

Sono sostenitore della Formazione Permanente da sempre. Ho dedicato i miei primi due libri all’argomento: “Vite rubate” e “Rottami eccellenti” eppure, oggi, non sono affatto convinto che si possano risolvere i problemi del lavoro destinando sempre risorse solo  in formazione.

I giovani ormai sono in una condizione permnente, appunto, di studio e vedono ritardare sempre di più l’ingresso al lavoro. Vien da domandarsi: cosa se ne fa un individuo di tanta formazione, spesso in campi disparati, se non potrà mai mettere in pratica ciò che apprende in teoria?  Per di più i provvedimeti annunciati dal Governo prevedono agevolazioni per chi assume giovani al di sotto dei 29 anni. E quelli al di sopra ancora in studio? Son già da ritenere vecchi per il lavoro e “inidonei” alla pensione par mancanza di requisiti?

In una situazione straordinariamente drammatica come quella che stiamo vivendo, non sarebbe allora stato meglio “prepensionare” gli over 50, almeno quelli con sufficiente anzianità contributiva e con un assegno proporzionato e “aprire” l’accesso al lavoro ai giovani, ritenedno tali tutti coloro di età inferiore a cinquanta anni?

I provvedimenti annunciati dal Governo, a una prima lettura, sanno di una cura a base di aspirina per una malattia che richiederebbe l’intervento del chirurgo!

L’ultima Crociera, di Mario Giacomozzi (GMarius)

L'ultima Crociera, di Mario Giacomozzi (GMarius)

Ho conosciuto Mario Giacomozzi per caso, Erano i primi giorni di apertura della casa Editrice EDDA Edizioni di cui sono cofondatore, Mario lesse sulla vetrina “libri” ed ebbe un visibile sussulto.
Entrò e chiese di noi.
Poi ci presentò un quaderno manoscritto: un poema! Sì, avete capito bene, un Poema del genere Ditirambo. Circa 2000 versi che lessi di seguito e proposi per la pubblicazione. Nacque così il libro, ora disponibile presso eddaedizioni.it

Tu, ancora

Perché, solo in sogno?

Supreme estasi avvolgono

anima e corpo, di entrambi

nel sogno sei mia

e vuoi ch’io sia tuo

svanisci al risveglio

e riappari glaciale

distanze siderali tra noi

create dallo spazio e dal tempo.

e da esseri altri, ancora di più.

Per un po’ si assopisce la mente

per un po’ si dissolve il desio

è fatta, mi dico

e trovo sollievo.

Ma poi, una notte qualsiasi,

di nuovo nel sogno: ancora sei tu,

 tu, proprio tu 

 imprescindibilmente tu.

 

 

 

A una donna comune

Distanza abissale

quel dubbio corrode la mente;

ferita mortale di gesti e parole.

Tu, preda di antichi retaggi

tu, prigioniera dei luoghi comuni

tu, annaspante  in amniotico liquido

tu, apsirante stregona dell’era spaziale

il cuore di un uomo ferisci

con lama nascosta negli occhi 

colpisci, e dentro non leggi.

Poi fuggi! Sospinta al delirio

da Sospetti e spiate di complici grevi

la mente confusa, fuorviata

ponendoti all’erta

Orba di tanti tabù, abbaccinata da infidi consigli

scambi un uomo per un belzebù.

Colpevole!!

Non c’è mai da gioire in una sentenza di colpevolezza. 

Quand’anche fosse basata su elementi inconfutabili ta-

li da indurre i giudici a pronunciarla, al di la di ogni ra-

gionevole dubbio, porta con sè una sconfitta umana. A

prescindere.

Se è giusta, testimonia l’incapacità del condannato a

convivere con le regole costruite dalla comunità di cui

è parte.

Se è sbagliata, testimonia l’incapacità della comunità

a interpretare i comportamenti dei singoli, confondendo

il costume con il reato.

Quale che sia, oggi è un giorno storico. La grande lezione

che si può trarre da una sentenza eccellente è che nes-

suno può collocarsi al di sopra delle regole immaginando

di non dover subire il giudizio dei propri simili.

Solo simbolismo? può darsi, ma è un simbolismo che

almeno sulla carta ci può far riaffermare il principio

che la legge è uguale per tutti e che non sempre è

possibile autoassolversi grazie alle immense ricchezze.

Una piccola grande speranza per l’umanità. Anche

se conseguente a una sconfitta.

Suggestione onirica

Eri vicina.Sul telo steso aterra, come quelli utilizzati dai venditori ambulanti, offrivi i tuoi monili a pochi euro.

Bracciali e collane simil oro di rara bellezza e di fine eleganza. Così dicevi alle clienti complicate che sostavano attratte per un attimo per poi tiravar via. Una si ferma; al suo polso penzola un bracciale come i tuoi; brilla allo stesso modo ma, precisa la donna, è oro puro, di diversi carati. Non ti arrendi e presenti il tuo prodotto, convinci la donna ad acquistare per soli 6 euro. La donna lo indossa soddisfatta. Chissà perchè, prima che vada via col monile, le chiedi del marito, manager,  chiedi notizie sull’elaborazione delle buste paga delle maestranze. Domanda incomprensibile che non riesco a collocare nel contesto. La donna risponde di non sapere in verità la risposta corretta. Il marito, certo dottor  Santullo la tiene all’oscuro di tali questioni. Il piccolo gitano appare all”improvviso ma non ci coglie di sorpresa; il furto dei monili fallisce ma tu lo rincorri ugualmente minacciosa.

Sono preoccupato: temo che il piccolo ti attiri in una trappola. Lascio incustodita la mercanzia e vi rincorro a mia volta mentre sparite in una folta vegetazione. Perdo le tracce del ragazzo ma riesco a individuarti addossata a un muretto mentre osservi, a valle, scene di sommosse incomprensibili.

Militi non ben identificati in assetto di guerra con elmetti e blindati immobilizzano con una rapidità straordinaria migliaia di dimostranti. Li fanno sdraiare allineati e non risparmiano manganellate micidiali. Percepiamo chiaramente la disperazione e la sofferenza ma la distanza ci impedisce di udire le urla.E’ come assistere a un film dell’orrore senza sonoro. Come fosse un sogno.

Hai paura. Ti cingo istintivamente la vita. Lo faccio maldestramente e me ne scuso. Temo tu possa equivocare e mi pongo in difesa. Ma tu mi stupisci, ti volti apparentemee stupefatta e trasmetti assenso. In un attimo tutto svanisce: i monili, il gitano, le sommosse i feriti. Restiamo solo noi due uniti in un bacio fuori tempo, incuranti dei curiosi di prossimità. In rapida sequenza siamo avvinti, oltre il bacio. Il cielo che tocchiamo va oltre il settimo e perdiamo il conto. L’estasi ci coglie all’unisono.

Ma è solo suggesione onirica. L’immenso letto  ha la metà vuota; il freddo del climatizzatore non si sposa col sole che penetra dai tendaggi che faticano a coprire l’enorme vetrata del futuribile hotel bolognese.

La realtà disegna una calda giornata priva di suggestione, ma altrettanto intensa e complicata.

Chissà che non tornerai, magari  un’altra notte; evanescente creatura, impalbabile come i sogni.