Renzi: per favore, non illudiamo i bambini

Il dinamismo, la tempestività e l’energia trasmessa oggi dal neo presidente del Consiglio in una scuola mi hanno fatto per un attimo pensare al maestro Alberto Manzi – proprio ieri sera la Tv ha trasmesso uno sceneggiato sulla sua vita- all’opera, non in televisione ma nella sua classe, a lottare contro un sistema rigido per una didattica creativa e coinvolgente.

L’esordio di Renzi, a partire da una scuola, trasmette l’idea di un governo fuori dagli schemi e lontano dalle liturgie dei palazzi. Ma attenzione a non abusare con la politica degli annunci estemporanei: se poi non possono essere realizzati, anche indipendentemente dalla propria volontà, il distacco dalla politica si consoliderà e durerà per generazioni.

Il proposito annunciato oggi, circa la ripresa dell’edilizia scolastica, deve divenire concreto già prima della conclusione dell’ano scolastico: solo così quei bambini protagonisti e, attraverso loro, l’intero mondo della scuola potrànno dire: finalmente qualcuno che dice e poi fa. Proprio come il maestro Manzi quando diceva una cosa ai suoi alunni e poi la realizzava anche a costo di ritorsioni del sistema.

Vito Manduca 

Due o tre cose che voglio dire a Renzi, dopo gli auguri

L’energia vitale e la determinazione sono indubbi fattori positivi di qualsiasi leader.

La fretta di fare, prossima all’ansia da prestazione, non solo può rivelarsi cattiva consigliera, ma addirittura può essere causa di guasti sociali destinai a perdurare nei decenni avvenire.

“Fare presto” non sempre si sposa col  “fare bene” e, se si forza il matrimonio fra i due, si può stare certi che il divorzio verrà con altrettanta velocità: sparirà il “bene” e resterà il “presto” con i relativi danni!

Ricordiamo tutti le lacrime (di coccodrillo?) dell’ex ministro Fornero allorquando, abbastanza velocemene, liquidò la sua riforma! Le conseguenze dannose, ancora esistenti, sono sotto gli occhi di tutti. Centinaia di migliaia di esodati rimasti in mezzo al guado, sospesi tra un benessere minimo a loro dovuto e la povertà alle porte; e ciò nonostante i rimedi altrettanto velocemente tentati.

A Renzi, pertanto dico: non siamo frettolosi; alcune materie richiedono il tempo necessario e quella del lavoro non è certo una questione che si può risolvere in qualche seduta in commissione e qualche passaggio in Parlamento.

Legge elettorale a parte che, senza alcun dubbio, necessita di accelerazione per evitare il caos in caso di elezioni, per le altre questioni il Governo si prenda il tempo necessario, concentrandosi su una priorità per volta e, soprattutto, eviti la tecnica degli annunci poco produttiva perfino per chi la pratica. Venti anni e passa di annunci mancati dovrebbero avere insegnato qualcosa!

Una riflessione sulla “rottamazione” mi è d’obbligo, avendo trattato il tema ben quindici anni or sono nel saggio “Rottami eccellenti”: l’essere giovani e forti sicuramente consente tante marce in più rispetto ai “grandi”, ma occorre fare attenzione a non discriminare solo per età: le eccellenze spesso risiedono nell’esperienza accumulata con gli anni . D’altronde lo stesso Renzi fa tesoro della saggezza di un anziano signore di nome Napolitano e della tenacia di un altro, del quale non occorre neppure fare il nome.

Non è forse questa la dimostrazione che la questione rottamazione è mal posta?

Una tale filosofia predicata da un leader che si propone come statista del futuro può rivelarsi un pericoloso lasciapassare alla rottamazione di massa deglo over 50, verso la quale esistono da sempre consistenti tentazioni delle imprese.

Forse, ora che l’obietivo della rottamazione interna al partito si è consumata, sarà il caso di aggiustare la rotta! 

Detto ciò, tanti auguri di buon lavoro a Renzi e alla squadra di governo.Non tanto nell’interesse dei protagonisti (direi che non ne hanno bisogno e, per la verità, non ne fanno richiesta) quanto e soprattuto per il bene dell’Italia e degli italiani.

Vito Manduca

 

Desertificazione dei sentimenti

Sarà il segno dei tempi, sarà l’avanzare di un pragmatismo cinico e selvaggio, sarà la corsa sfrenata alla realizzazione individuale seppur limitata alla sola apparenza, sarà quel che sarà, ma non si può non notare, con un senso di profonda tristezza, la tendenza a respingere sentimenti ritenuti dalla gran parte dell’umanità come fondanti delle relazioni umane.

Che si tratti dell’amore per antonomasia, quello materno e fraterno, o dell’amore chimico tra due persone un tempo sconosciute o, ancora, dell’amore generico verso il prossimo non fa poi tanta differenza: a ben osservare i fenomeni frequenti di tragedie familiari, amicali e relazionali in genere segnalano una sorta di desertificazione dei sentimenti senza precedenti.

Il sesso delle vittime o dei carnefici conta poco. Certo, non si può negare, che spesso il ruolo della vittima spetta agli individui più deboli tra i quali sono incluse le donne. Tuttavia, al di fuori delle tragedie  riferite dalla cronaca, nella vita ordinaria e normale, spesso anche nel mondo a noi circostante, è facile imbattersi in situazioni, perfino familiari, dove alcuni componenti, di entrambi i sessi, sembrano smarrire le retta via e  cancellare, come un colpo di spugna su una lavagna, termini come amore, amicizia, fratellanza, solidarietà, alleanza.

Se i protagonisti vengono intrattenuti sulle cause di tanta aridità e irrazionalità di approccio spesso riferiscono motivi, più che futili, insussistenti da fare invidia alla favola del lupo e dell’agnello.

Sicché una telefonata mancata, se pur per ragioni valide, la dimenticanza di una ricorrenza come un compleanno, il moderato trasporto nel formulare un apprezzamento o la freddezza percepita di fronte a un evento meritevole di attenzione, sono presi a pretesto per produrre insanabili fratture perfino fra madri e figlie e fra sorelle o fratelli.

Se non è il segno dei tempi che accomuna più o meno tutti, non rimane che la sfera intiima e profonda dell’inconscio dei protagonisti. Se così fosse non basterebbero cento anni di psicoanalisi. 

C’è di che meditare, ed è bene che chi deve farlo non perda ancora tempo prezioso, in una popolazione che inesorabilmente invecchia!