“L’era del cavallo” recensione di Daniela D’Agosto

L’era del cavallo  di  Vito Manduca – EDDA Edizioni (2012)

Recensione Di

 Daniela D’Agosto (editore)

Dunque,  nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma.

Si potrebbe partire da questo assunto, ritenuto principio fondante e comune patrimonio di verità, per analizzare l’ultimo libro di Vito Manduca, L’era del cavallo, scritto nell’anno della profezia dei Maya.

Allo scoccare del 21 dicembre 2012 – giorno dell’annuncio ufficiale  del libro – fortunatamente per tutti noi, e per tutti i nostri compagni di viaggio, non vi è stata quella fine del mondo preconizzata dai Maya millenni or sono e intorno alla quale  sono state scritte numerose pagine di atterrita fantasia, di salvifica filosofia e di scettica scienza.

È probabile che a guidare l’autore nella formulazione del titolo L’era del cavallo sia stata la volontà di sollecitare una curiosità divertita e propedeutica a catturare l’attenzione dei lettori su argomenti ben più vasti e profondi che non un immaginifico futuro fatto solo di animalità equina, e non soltanto equina, se pur nobile.

Nel titolo dunque si adombra la possibilità  che qualcosa di sconvolgente sulla terra sia accaduto; e molto ci incuriosisce sapere il modo in cui si sia verificato un secondo caos primigenio!

L’era del cavallo non fa riferimento a una fase del calendario cinese, ma a un’epoca che prescinde dalla stessa umanità, estinta in conseguenza della presa del potere terrestre da parte degli animali che, stanchi delle millenarie angherie, mettono in atto la rivoluzione animale mai immaginata prima neppure da filosofi, da scienziati, da cineasti e da poeti. 

L’inevitabile accade nel 3013 d.C.

L’autore sembra volere frapporre  almeno un migliaio d’anni, come barriera a salvaguardia  delle generazioni attuali e prossime, tra il presente dominio incontrastato e irresponsabile dell’uomo e la rivoluzione animale minuziosamente preparata nei dettagli. Non lo dice, l’autore, ma si intuisce che già  in attualità egli pensa che animali si stiano organizzando per coronare,  fra mille anni, un successo epocale, annientando la specie umana che tanti guai ha procurato a tutte le altre specie, animali e vegetali. La rivoluzione farà leva, manco a dirlo,  proprio sulla ricerca scientifica estrema tesa a produrre le peggiori armi di distruzione di massa da utilizzare soprattutto contro la stessa umanità.  Lo scempio ambientale e l’impiego esagerato e irresponsabile dell’alta tecnologia, praticati da sempre e portati all’estremo nei mille anni a venire, faranno svanire negli animali rivoluzionari ogni scrupolo: essi punteranno senza tentennamenti alla soluzione finale!

Ne conseguirà non già la fine del mondo classicamente intesa, bensì la trasformazione radicale del pianeta Terra con la scomparsa totale e, forse, definitiva della sola specie impostasi sulle altre come unica interprete sovrana delle categorie del bene e del male e come artefice del più devastante dei danni millenari, indifferente perfino alle conseguenze per il proprio destino.

Chi di spada ferisce, di spada perisce, sembra essere il monito trasmesso da Manduca; volendo, i mille anni di franchigia prima della fine potrebbero esser utili per riflettere e per trovare equilibri più sostenibili con l’ecosistema, scongiurando la catastrofe.

Tuttavia, molto realisticamente, nella tesi del libro l’uomo dei prossimi mille anni conferma l’incapacità a riflettere, anzi spingerà al massimo l’autolesionismo. La rivoluzione si effettuerà con vittoria schiacciante degli animali.

Nei millenni che si avvicenderanno dopo il 3013, senza più la presenza dell’uomo, dopo gli sconquassi del periodo postrivoluzionario, prodotti dal mancato controllo sui complicati e sofisticati sistemi industriali e nucleari, la natura si riapproprierà d’ogni cosa, cancellando perfino le tracce del bipede per eccellenza dalla memoria terrestre.

Gli animali potranno riorganizzare loro forme evolute di governo che sarà affidato per millenni al Leone e, all’affacciarsi di nuove e inquietanti  minacce, al Cavallo, altrettanto forte e nobile ma meno impulsivo e forse, per questo, più saggio.

Nell’anno 3013 dopo Cristo l’era animale  ha dunque inizio con la rivoluzione più estesa e più rapida di tutti i tempi. Gli effetti saranno definitivi e, in soli trenta giorni, raggiungeranno l’obiettivo. Al trentesimo giorno, l’umanità non esiste più, letteralmente incenerita da un virus che essa stessa ha prodotto con alchimie sofisticatissime.  Gli animali hanno provveduto a diffondere in ogni angolo del mondo “civilizzato” il virus Aereofagus producendo  l’annientamento dell’uomo e la conseguente  presa di potere.

Anche la scelta della fine sembra trarre ispirazione da una profezia di matrice biblica: polvere sei e polvere tornerai!

L’uomo se l’è cercata, sostengono  i rivoluzionari, nel corso di una fantasmagorica assemblea mutuata dall’esperienza umana, descritta nelle pagine più divertenti del libro adatte per una fantastica scenografia nello stile di Walt Disney.

L’esasperazione prodotta dal dominio sempre più intollerabile dei loro padroni ha indotto gli animali ad adunarsi, intorno alle carismatiche figure del Leone prima e del Cavallo poi, per mettere in atto una pulizia etnica capace di delineare la fine dei tempi conosciuti.

Una visione orwelliana spinta più in là rispetto a dove è giunto lo scrittore de La fattoria degli animali. In Orwell gli animali ribelli coabitano con gli umani servendosi degli stessi manufatti e rispettando la medesima organizzazione sociale.  Ne L’era del Cavallo il tiranno, identificato non in un individuo al comando ma in una specie, è sconfitto definitivamente. Saranno i rivoluzionari animali i futuri ed  esclusivi padroni del pianeta e rimarranno incontrastati fino  al  13013 d.C.

13013 d.C. Condizioni climatiche particolarmente favorevoli determinano un nuovo inatteso colpo di scena.

Dopo millenni di pacifica convivenza, la fauna assiste sorpresa al ritorno di un misterioso  genere bipede, custodito per millenni nelle viscere della terra ed emerso improvvisamente ovunque. Milioni di cuccioli da allevare inizialmente dai lupi ma destinati a sconvolgere, per l’ennesima volta, gli equilibri e la pace faticosamente riconquistati e garantiti da governi illuminati, dal Cavallo e dai suoi compagni.

A noi  lettori dunque viene offerta l’opportunità di guardare al di là dell’hic et nunc cui abbiamo fatto l’abitudine, essendo estremamente comodo rimandare (tramandare?) i problemi a decisioni altrui. Manduca ci  proietta verso un futuro – prudentemente lontano – in cui l’ambiente e chi lo vive (diverso da noi) rappresentano una cartina al tornasole che riflette, perché subisce, la metodica autodistruzione promossa dall’uomo. Ci induce a riflettere su quanto ancora c’è da fare, anche a livello politico, per rendere concreta una visione ecologica volta non solo a preservare l’ambiente e a difendere l’animalità, ma anche ad arginare il comportamento eccessivamente individualista, indirizzato solo al benessere personale a scapito di quello universale, oltreché dello stesso genere a cui l’uomo appartiene.

Temi, quelli del rispetto delle diversità – anche interspecie – e dello sviluppo sostenibile non lontani dall’azione di un Sindacato che si vuole candidare come apripista di un nuovo modo di interpretare i bisogni, non solo delle categorie rappresentante, ma del sistema di coabitazione globale.

Se il libro di Manduca può apparire fantascienza, almeno negli esiti improbabili, le minacce del terzo millennio, provenienti esclusivamente dall’irresponsabilità umana, sono già alle porte e devono trovare il giusto contrasto, intanto da parte degli uomini di buona volontà, prima ancora che dagli animali.

Con uno stile che colora le riflessioni sociologiche di toni tanto informali quanto analitici, Manduca garantisce un’esperienza di lettura che responsabilizza e diverte. Ironica e riflessiva, semplice e destabilizzante svela le zone d’ombra della propria natura a chi, in quanto essere umano, non può non sentirsi chiamato in causa.

La storia ripete implacabile i suoi corsi e ricorsi. Non c’è tuttavia da sorprendersi, in coerenza con l’assunto evoluzionista iniziale, del fatto che anche dopo il 13013: “Tutti i nuovi bipedi sono universalmente uniti dalla voglia di riprendersi l’antico dominio del mondo, ma tutti sono divisi dal desiderio soggettivo di volerlo fare ciascuno per sé.”

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma!

Buona lettura.

 

Disponibilità e reperibilità del libro:

Librerie tradizionali fornite dal distributore nazionale Libro CO. Italia srl

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Ordini diretti a eddaedizioni@tiscali.it – per i privati, spedizione gratuita in tutta Italia.

 

Scheda libro

 

ISBN 9788897124160

Collana: Clandestini

Pagg. 206

Prezzo: €.19,50

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