Referendum 4 dicembre 2016: tutti gufi?

Referendum 4 dicembre 2016: tutti gufi?
Comunque la si pensi, comunque vada e chiunque vinca, a oggi un fatto è certo: i gufi, come specie animale intendo, hanno vinto il primo round e non potranno più essere demonizzati.
Avrebbero diritto anch’essi, i volatili, a uno scranno, o meglio a un trespolo, nel meraviglioso nuovo Senato o, eventualmente, in quello odierno; l’Ade della democrazia.
Fino a qualche mese fa, infatti, venivano classificati come gufi tutti gli oppositori alle più belle riforme che l’Europa, ma che dico, il mondo intero ci avrebbero non solo invidiate ma, addirittura, si sarebbero ispirati per riformare anche i loro decrepiti sistemi!!!
“Gufo” è stato l’epiteto maggiormente usato da chi, illuminato sulla via di Roma, riteneva di detenere da solo la verità assoluta di ciò che l’Italia e gli italiani hanno come priorità quotidiana.
Ovviamente senza ascoltare gli italiani, se non il manipolo di sodali con coincidenza di priorità solo tra di loro.
Ora che pare evidente a tutti che gli italiani, e non solo, hanno priorità ben diverse e più prosaiche rispetto alla ricerca di strumenti di ingegneria politica tali da demolire pezzi di democrazia conquistata dai Padri costituenti in seguito ai drammi noti e che la storia ha cristallizzato, non si può negare una sconvolgente metamorfosi. La sindrome del gufo attecchisce proprio su chi l’ha coniata per sputtanare gli avversari. Ora che l’unico argomento valido per indurre gli italiani ad andare a votare nel modo desiderato è terrorizzarli col ritornello un po’ infantile e un po’ patetico, presagendo paralisi istituzionali sociali del paese e altre catastrofi che MAI potranno cessare in caso di una propria sconfitta! Chissà che, a ridosso del voto, non si giunga a presagire l’invasione degli alieni, le pestilenze e l’invasine delle cavallette! Questo non è forse vestire le penne del gufo? Certo che Sì! Lo è a tal punto che i “gufi” di ieri vengono riclassificati come accozzaglia.
Italia, speriamo non serva di dolore ostello, l’indomani del voto, comunque vada, il sole sul tuo cielo sorgerà lo stesso. Oppure pioverà… ma il sole sarà comunque sopra le nubi.
I bambini nasceranno ancora e dovranno fare i conti come ieri con le follie degli adulti , ma anche affidarsi sugli affetti della famiglia, quando sana; i disoccupati rimarranno tali e dovranno continuare senza sosta a cercare con fiducia; i lavoratori continueranno a lavorare, ma dovranno essere ancora più vigili nel difendere diritti minacciati dai novelli gufi; gli anziani saranno sempre più soli e dovranno attingere alle residue energie per evitare l’abbandono; i credenti continueranno a pregare il loro Dio e gli atei qualcos’altro; le donne continueranno a essere i pilastri della terra ma dovranno ancora per un tempo indefinito diffidare degli uomini, senza cessare, però, di amarli (questo sì che farebbe finire il mondo, ma non è oggetto di revisione costituzionale); i ladri continueranno a rubare, talvolta per fame tal altra per ingordigia, esattamente come ieri; i migranti migreranno in eterno; i terremoti e le altre calamità naturali proseguiranno a prescindere dal senato italiano; i corrotti e i corruttori NON si ravvederanno anzi si faranno corrompere gli uni e corromperanno gli altri anche per qualche pesce fritto; i diversi saranno sempre più considerati tali e dovranno, non certo nascondersi, ma fare della loro diversità una forza; le guerre non cesseranno mai perché i paesi fabbricatori di armi (la bella Italia inclusa) avranno sempre più bisogno di vendere le armi vecchie e di sperimentarne di nuove; la politica, arte nobile nelle intenzioni, continuerà a imbarbarirsi; le leggi, giuste o ingiuste, saranno sempre promulgate da chi ne avrà i poteri che sia un presidente, un re, un imperatore … o uno sciamano.
Quindi, se ne facciano una ragione e stiano sereni, i catastrofisti di entrambi gli schieramenti: MAI DIRE MAI.
L’evoluzione dell’umanità non si ferma con un referendum: se vince il no ci sarà un altro gruppo dirigente che, fatalmente, dovrà ritornare a essere riformista e tentare di “curare”, aiutandola a crescere sana, la nostra Costituzione, da alcuni amata a parole ma odiata negli atteggiamenti; se vince i Sì, rimarrà l’attuale Gruppo dirigente, certamente più forte di prima, ma che non potrà sottrarsi a rimettere mano alle sue stesse riforme. Lo farà per poter rimanere in sella o perché il popolo sovrano non gradirà o non comprenderà appieno l’operato e lo disarcionerà.
Viva l’Italia in movimento, dunque e, soprattutto, le persone che vi abitano o che transitino semplicemente sul suo suolo.
MAI DIRE MAI! Si tratta sempre e comunque di , materia in trasformazione chi vuol saperne di più legga ilo mio saggio “Rottami eccellenti”, Ediesse, scritto quando il “rottamatore” era un boy-scout.

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