IL RE E’ MORTO, VIVA IL RE! Nasce il nuovo governo all’insegna della continuità?

Responsabilmente, come nostro costume di opinionisti “senza portafoglio”, non possiamo non compiacerci con il Qurinale e con l’illustre inquilino, il Presidente Mattarella, per la velocità con cui ha avviato a soluzione la crisi.

Certo è leggittimo il dubbio che, in fondo, tutto sembra cambiato ma in verità tutto è come prima.
Altrettanto fondato il retropensiero che, in fondo, lo scettro sia rimasto, nella sostanza, al Matteo nazionale che, per coerenza col passato e per convenienza per il futuro, ha accolto i consigli che illustri opinionisti hanno elargito nei giorni scorsi, e cioè di fare un passo indietro per meglio posizionarsi.

Quale che sia, rifuggiamo da dietrologia di maniera e, ora che un Governo si avvia all’operatività, c’è da auspicarsi che altri consigli vengano accolti.

C’è da auspicarsi, per esempio, che anzichè anteporre le riforme della migliore legislazione che la Repubblica ha saputo esprimere nella sua giovane vita, a partire dalla Legge Fondamentale, la Costituzione, fino allo Statuto dei lavoratori e,in generale, le leggi sul lavoro il nuovo esecutivo si concentri all’attuazione di quanto previsto proprio in quelle leggi oggetto di riforma.

Basterebbe, ad esempio per iniziare, creare davvero le condizioni di lotta senza quartiere alla povertà attraverso il vecchio slogan lavorare meno (in termini orari) lavorare tutti! Basterebbe, ad esempio, creare le condizioni per una lotta senza quartiere contro le nuove schiavitù favorite anche dalle recenti riforme sul lavoro. Basterebbe ad esempio creare le condizioni a che ciascuno riceva una retribuzione sufficiente (vedi art. 36 Costituzione).
Basterbbe ad esempio creare opportunità per tutti e non elargire semplici e misere provvidenze che, forse nel tentativo di renderle più nobili, vengono denominati bonus!
Provvidenze che, se memoria non mi inganna, ricordano tanto le elemosine in uso all’inizio della Repubblica quando, quasi sempre a ridosso delle elezioni, le famiglie bisognose, e non solo, ricevevano piccoli pacchi con generi alimentari (pasta/sale/zucchero); se memoria non mi inganna il tutto gestito da un ente ad hoc denominato ECA (Ente Comunale Assistenza). Perfino il Bonus dei giovani, finalizzato ai libri, fa venire in mente i pacchi dono che negli anni Cinquanta venivano distribuiti nelle scuole (formaggini, qualche rosetta di pane bianco, caramelle…).

Sarebbe bene che chi governa si rendesse finalmente conto che gli italiani in genere non chiedono elemosine e che, semmai, quelle risorse mal distribuite a pioggia, se concentrate, potrebbero davvero aiutare tante famiglie a uscire dalla povertà.

Oggi è senz’altro presto per valutare il nascente governo. Ma se si impegnerà in modo saggio, concentrandosi sulle esigenze reali della gente e non sulla gestione del potere dei singoli governanti o, se preferiscono, della Casta di turno, saremo felici di augurare successo. Anche per l’intera legislatura. Un Buon governo potrà essere anche nato male, ma diventerà buono o cattivo solo per ciò che saprà fare.

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