PRIMA AZIONE UTILE DELL’ANNO NUOVO: GUIDA PRATICA ALLA RICERCA DEL LAVORO METODO TRADIZIONALE

GUIDA PRATICA ALLA RICERCA DEL LAVORO
METODO TRADIZIONALE
ATTIVABILE IN PARALLELO CON I SISTEMI EVOLUTI
(STRUMENTO DI FORMAZIONE IN UN Workshop DEL 2014)
di
Vito Manduca
(Direttore Generale EDDA Edizioni/scrittore e saggista)

Obiettivo:
Fornire, a chi cerca lavoro per la prima volta o a chi ha perso il lavoro disabituandosi alla ricerca, uno strumento di stimolo con suggerimenti antichi ma sempre validi che si possono mettere in campo in assoluta autonomia pur non rinunciando alle metodologie di ricerca evolute.
Quel che conta è non rimanere passivi o, peggio, cedere alla rassegnazione fiaccati dalla percezione di indifferenza del resto del mondo, dalle sistematiche risposte negative o dalle mancate risposte alle centinaia di domande lanciate in modo indistinto nel mare magnum della rete.
La metodologia tradizionale del “cerco lavoro” reca con sé gli svantaggi connessi alla fatica quotidiana e al disagio di dover “chiedere”, appunto senza mediazione; tuttavia rimangono inalterati gli indubbi vantaggi dell’immediatezza sia in caso di successo sia in caso contrario. Le risposte negative fanno parte del gioco, sono scontate ma possono essere metabolizzate in tempo reale togliendo linfa alla logorante attesa.

L’ottimismo della ragione deve guidare ogni momento della ricerca, consapevoli che alla comprensibile affermazione dantesca di come “sa di sale lo pane altrui” si contrappone il biblico “chiedi e ti sarà dato” che porta sempre in sé un fondo di verità.
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PRIMA DI TUTTO ORGANIZZARSI

Prima di avventurarci nella ricerca, dobbiamo affinare la strategia partendo da un assioma: LA RICERCA DEL LAVORO SARÀ PER IL MOMENTO IL NOSTRO LAVORO, con la peculiarità che si tratta di attività non remunerata e, proprio per questo, è fondamentale ottimizzare i tempi e porsi obiettivi realizzabili a breve periodo.
In coerenza, dobbiamo essere consapevoli che tutte le energie dovranno essere indirizzate all’obiettivo avvalendosi dell’indubbia disponibilità di tempo.
Ogni strategia adottata a un fine presume, a monte, la conoscenza del fine stesso che, in questo caso, non può esaurirsi genericamente con il lavoro!
Occorre quindi, nella fase che definiremo “zero”, conoscere noi stessi, non solo i nostri desideri, le nostre passioni, i nostri limiti e le nostre esigenze ma la nostra disponibilità a dedicarci ad attività anche distanti dalle nostre precedenti competenze e/o formazione scolastica e che spesso esulano dai desideri e dalle passioni.
Il risultato finale, che non può non portare a un lavoro remunerato ancorché non corrispondente ai nostri progetti, sarà il risultato di una serie di fattori in gran parte determinati, e determinanti, la nostra volontà.
La prima operazione che dovremo dunque fare è stilare concretamente su carta una lista per ciascun fattore, partendo da ciò che è maggiormente prossimo ai nostri sogni per proseguire in una scala decrescente fino a degradare all’estremo opposto; dobbiamo cioè mettere in cantiere anche ciò che riteniamo distante dai nostri sogni purché in grado di soddisfare in parte le nostre esigenze di produzione di reddito.
Non è un caso che in attualità il lavoro dei campi, dolosamente criminalizzato da pseudo intellettuali della seconda metà del secolo scorso inducendo molti di noi ad abbandonare perfino le terre conquistate dai nostri padri, viene oggi riscoperto da molti giovani a valle di curricula scolastici di tutto rispetto.
Stileremo quindi almeno quattro elenchi, e lo faremo in concreto utilizzando la vecchia biro e la vecchia carta (Il foglio Excel è un optional di seconda priorità).

LA PRIMA LISTA, CHE CHIAMEREMO DEI LAVORI, SI ARTICOLERÀ IN:

A) Lavori intellettuali e manuali che mi piacerebbe fare.
DECLINARE in una scala decrescente IN BASE AL GRADIMENTO. Si potrebbe FANTASTICARE anche su lavori fuori delle nostra portata, tipo astronauta, chirurgo, pilota d’aerei, acrobata, etc. ma evidentemente verrebbe meno lo spirito pragmatico del nostro impegno che, lo ricordiamo, deve consentire un risultato a breve; meglio dunque essere pragmatici, appunto, e soffermarsi su ciò che sogniamo ma esistente nella sfera del possibile.
B) Sottoelenco di lavori manuali e/o intellettuali che, per raggiungere lo scopo, sono disposto a fare magari in fase transitoria.
Più ampia è la rosa più aumenta la probabilità del risultato; pertanto è bene non escludere lavori ritenuti poco appetibili, tipo servizi alle persone (anziani/bambini/ammalati), servizi manuali ritenuti sgraditi dai luoghi comuni, quali operai, pulizie, consegne; lavori di natura commerciale: commessi, rappresentanti, camerieri (ricordiamoci che le figure commerciali addetti alle vendite – specie se a domicilio – non conoscono crisi neppure nei periodi di crisi. Non è salutare quindi escludere a priori in ragione del fatto che non ci riteniamo in grado o che riteniamo la pressione del risultato quotidiano poco sopportabile. Occorre sempre metterci alla prova e lasciare ai fatti, e agli altri, di valutare il nostro operato e la relativa efficacia. Dobbiamo considerare che anche i lavori di back office, o manuali, sottopongono a pressione continua, spesso sotto la costante sorveglianza senza margini di discrezionalità e/o di autonomia. La lista, quindi, non deve essere stilata già viziata da pregiudizi.
C) Focalizzare meglio, per ragioni pratiche, le attività, a prescindere dai desideri, che sono in grado di effettuare immediatamente senza bisogno di corsi di formazione se non le istruzioni del caso.
 La prima ricerca, dunque, si concentrerà sulla lista C e, se saremo stati flessibili e onesti con noi stessi, dovrebbe essere sufficiente.

LA SECONDA LISTA È DEI CONTATTI POSSIBILI E, A SUA VOLTA, SARÀ ARTICOLATA IN SOTTOLISTE

Una volta persuasi di ciò che vogliamo, ma soprattutto di ciò a cui siamo disposti, dobbiamo passare agli altri fattori e redigere le liste corrispondenti. Ricordiamoci che nessun fattore predomina sugli altri, tutti concorrono nella stessa misura: come diceva il comico, è la somma che fa il totale. Quindi, individuato il cosa, ci dobbiamo concentrare sul come.
Abbiamo premesso che la presente miniguida è tarata sulla ricerca tradizionale che, rispetto alla Rete, sarà più faticosa ma avrà il vantaggio della concretezza e dell’immediatezza.
Quindi, il come si concretizza con il fatto che noi stessi saremo il veicolo delle nostre indagini; dobbiamo dunque sapere a chi rivolgere il messaggio. Stileremo pertanto un primo elenco di persone fisiche da contattare come tradizione vuole: incontrandole e, senza giri di parole, rappresentando loro la nostra esigenza vitale di lavorare. Solo se vi è disponibilità, anche generica, focalizzeremo i nostri desiderata, facendo tesoro della classifica stilata in precedenza.
Nel formulare la lista, che sarà completa di nome, funzione, tipo di relazione, indirizzo, telefono, mail, non dobbiamo escludere nessuno fra le persone che ci vengono in mente e che riteniamo possano fare qualcosa per noi (ricordiamoci che spesso il potere non conta, talvolta è più preziosa la segnalazione di una persona semplice, operaio, pensionato o casalingo che, anche per circostanze fortuite, è a conoscenza della disponibilità di un certo lavoro che potrebbe fare per noi.
Quindi la nostra lista comprenderà:
A) parenti
B) colleghi di precedenti lavori
C) vecchi compagni di scuola
D) politici
E) sindacalisti
F) istituzioni
G) altri

 nell’approcciarli, ricordiamoci di mettere da parte sentimenti quali l’orgoglio, i vecchi rancori, la vergogna…
Quello che noi facciamo è semplicemente manifestare la nostra esigenza di lavorare. Non chiediamo elemosine né favori né raccomandazioni, semplicemente chiediamo ci venga fornita una segnalazione di dove rivolgere la nostra domanda e/o di segnalare la nostra esigenza e le nostre capacità a chi possa avere bisogno della nostra opera.
Il nostro interlocutore non dovrà vivere la richiesta come una “noia”. Peraltro, se sapremo proporci con garbo e con serenità, potremmo offrire anche all’interlocutore aspetti positivi in caso di risultato: conoscendo noi come persone serie e conoscendo l’esigenza di chi potrebbe avere bisogno della nostra opera automaticamente si ingenera la sensazione gradevole di fare nel tempo “bella figura”.
Consideriamo che alcune multinazionali prevedono addirittura dei bonus per i propri dipendenti che consentono con profitto la copertura di posizioni scoperte favorendo l’incontro tra la domanda di propri conoscenti/amici e l’offerta del proprio datore. Pertanto se sappiamo di nostri amici impiegati in multinazionali in Italia o all’estero, non esitiamo a contattarli, ne potrebbe sortire un reciproco beneficio.

Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che non tutti i colloqui saranno gradevoli, tanti saranno certamente poco produttivi ma la probabilità che comunicando si aprano opportunità mai preventivate vi è sempre e vale la pena tentare.

TERZA LISTA ovvero “MAPPATURA DEL TERRITORIO”

Accanto al sostegno che può provenire da chi ci conosce, va messa in campo la nostra proattività diretta. Anche su questo versante occorre procedere scientificamente con una pianificazione puntuale, partendo sempre dalla lista delle nostre esigenze. Prima di stilare l’elenco di probabili datori di lavoro che aspettano la nostra opera, dobbiamo focalizzare il territorio entro il cui perimetro siamo disposti a muoverci mettendo in conto che maggiori sono i vincoli che poniamo, minore è la probabilità di successo. Stileremo quindi un elenco delle zone della nostra città e/o delle città vicine e/o di città lontane ma vicine al nostro gradimento; anche in questo caso procederemo in ordine decrescente partendo dal centro (inteso come casa nostra) e allontanandoci via via ma con un criterio mirato, mixando cioè comodità di raggiungimento, presenza di probabili datori e – da ultimo – gradimento geografico:

A) città di residenza – quartieri preferiti
B) città limitrofe
C) città fuori regione
D) estero

QUARTA LISTA DEI PROBABILI “DATORI PER PRESA DIRETTA”

Effettuata questa lista, formuleremo l’ultima: quella relativa alle aziende, agli enti e alle istituzioni che intendiamo contattare. Lo faremo territorio per territorio. Anche in questo caso, la lista sarà costruita in ordine decrescente, partendo dalle aziende che operano nei settori a noi più congeniali, in assoluta coerenza con la lista che avremo precedentemente stilato in ordine a ciò che siamo disposti a fare. Azienda per azienda, ente per ente, cercheremo da Internet e da ogni altra fonte di acquisire le maggiori informazioni utili a non farci girare a vuoto: indirizzo, telefono, mail, responsabili delle risorse umane, posizioni scoperte, stage, solidità etc.

LA STRATEGIA È PRONTA, POSSIAMO PARTIRE

Procederemo con i contatti sul doppio binario: relazioni personali e probabili datori di lavoro.

Relazioni personali
Vanno affrontate di petto e nel più breve tempo. Inutile rimandare nella vana illusione che gli altri si accorgano di noi; senza la nostra proattività e determinazione saremo invisibili anche ai fratelli e, talvolta, anche ai genitori.
Occorre verificare al più preso se tali relazioni rappresentano un’opportunità e, soprattutto, se hanno la volontà e la possibilità di darci una mano. Occorre scartare senza esitazione e a prescindere dalla relazione coloro che promettono risultati sicuri: troppo spesso celano millanteria utile solo a pavoneggiarsi. Mettiamoli pure alla prova ma quando percepiamo superficialità d’approccio non prendiamoli in considerazione e andiamo oltre. Diffidiamo comunque e sempre di coloro che, a prescindere dalla relazione alludono all’esigenza di “ungere” la ricerca con regali o, peggio, con somme di denaro. È del tutto evidente che costoro sfruttano il disagio per vantaggi propri e spesso senza risultato.
Per i contatti, prendiamo quindi il telefono e chiediamo la disponibilità di vedersi magari per un aperitivo. All’incontro, senza giri di parole, andiamo al sodo: “Sono in cerca di lavoro… puoi fare qualcosa per me?”. Se la risposta è positiva – anche se debole – approfondiamo fornendo particolari, altrimenti depenniamo dalla lista senza tuttavia svilire il rapporto. Dobbiamo essere persuasi, senza dietrologie, che una risposta negativa secca e immediata, al di là del dispiacere che al momento ci procura, è al momento risolutiva e talvolta segno di grande onestà: il rifiuto non vuol dire che non sono nostri amici o che non comprendono il nostro disagio ma semplicemente che sono impossibilitati al momento a soddisfare la richiesta. Comunque conoscono il nostro disagio e potrebbero tenerne conto in futuro.

Aziende enti individuati nel territorio oggetto di ricerca

Abbiamo premesso che questa miniguida si ispira al metodo tradizionale di ricerca, quindi utilizzeremo le mail o i format aziendali solo se non avremo avuto successo con i contatti tradizionali che si limitano a: richiesta di appuntamento tramite il telefono e, se senza successo, tentata visita diretta presso la sede principale dove chiederemo di interloquire, o magari un appuntamento, con il responsabile risorse umane o direttamente con il titolare per le piccole imprese.

Annotazione personale come caso a supporto

Nella prima fase della mia carriera ricoprivo la responsabilità dello sviluppo commerciale dell’azienda attraverso le attività di recruting, formazione e gestione di promotori finanziari e assicurativi. I canali di selezione erano i più svariati: elenchi forniti dalle università, enti e istituzioni varie preposte al collocamento, domande spontanee, segnalazioni dentro e fuori del settore. Ho nel tempo assunto e avviato alla professione qualche centinaio di giovani, selezionati fra migliaia. Solo di alcuni di loro ricordo i primi contatti (soprattutto di coloro che hanno avuto successo e sono diventati professionisti o dirigenti); di uno in particolare non dimenticherò mai il primo incontro nel mio ufficio al centro di Roma.
Era una caldo tardo pomeriggio di agosto – per mia abitudine preferivo spesso lavorare in agosto – quando bussarono alla porta; non si trattava della segretaria che aveva terminato il turno. Al mio “avanti!” si affacciò un giovane dai capelli lunghi e dagli occhi chiari pieni di vitalità.
Uno spilungone sui venti anni assolutamente sconosciuto.
Non mi diede tempo di chiedere. Chiese prima lui: “Il dottor Manduca?” disse in modo diretto e straordinariamente sfacciato quanto comunicativo. Al mio perplesso “sì” per quella visita a sorpresa, né annunciata né in agenda, continuò dicendo: “Mi chiamo Alessandro (Cognome)… mi hanno detto che lei è il direttore delle assunzioni… vorrei proporre la mia candidatura…”.

Alessandro (nome forse di fantasia anche se l’interessato, ora manager, si riconoscerà in quel giovane) è stato assunto con profitto; fece una carriera rapida e brillante.

Concludendo, ricordiamoci di un’altra grande verità: per affrancare taluno dalla fame non serve, e comunque non basta, fornire il pesce per un giorno, occorre che gli si insegni a pescare e come individuare il mare dove poterlo fare tutti i giorni!
Buona pesca dunque e che sia proficua quanto basti!
La prossima puntata parleremo di come presentarsi al colloquio (metodo tradizionale).

Manduca

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