ALMAVIVA: ancora rottamazione umana – Schiavi “on line”

La vicenda di Almaviva ripropone il tema in chiave drammatica degli argomenti trattati sul finire del secolo scorso da l mio saggio “Rottami eccellenti”, Ediesse.

Alla pagina 115 scrivevo: “Schiavi on line”.
“proliferano in questi anni i cosiddetti call center. che, a parole nostre, altro non sono che centrali telefoniche/telematiche dentro le quali insistono varie postazioni (box) occupate da altrettanti operatori ed operatrici.
Forniscono servizi di consulenza di vario genere all’utenza, relegata sempre più entro le mura domestiche al riparo dei tradizionali contatti fisici presso le sedi dei fornitori dei servizi.
(…) L’operatore all’uopo formato, recepisce la richiesta attraverso cuffie fissate sul proprio capo. Contemporaneamente con le mani, che gli inventori del sistema hanno ben pensato di lasciare esonerate dal dover tenere cornetta e penna in mano, consulta le procedure informatiche, combinando su una tastiera lettere e numeri, recepisce l’informazione e con la voce la trasmette in diretta al richiedente.
Sistema indubbiamente comodo, veloce e a basso costo.
Ho avuto modo di avere testimonianza sull’argomento.
Gli addetti di norma non sono assunti col tradizionale rapporto di lavoro a tempo indeterminato:

– ottengono contratti individuali di collaborazione, a tempo determinato, co.co.co., ossia collaboratore coordinato e continuativo;
-vengono pagati molto al di sotto della media di attività impiegatizie tradizionali, di norma qualche euro a telefonata, in entrata o in uscita;
– devono rimanere ‘fermi’ alla postazione; praticamente legati alle cuffie (novelle catene di novelli schiavi) per 5 o 6 ore;
– devono sperare di parlare in continuazione, ovviamente a telefonate diverse, per poter realizzare una retribuzione ragionevole;
– e, quel che più stupisce, (…) devono pagare l’uso della postazione.

In altre parole devono pagare il proprio datore di lavoro affinché consenta loro di lavorare per lui, ed eventualmente essere poi pagati. (…)”

Presso le aziende che in questi anni denunciano a raffica esuberi e quindi procedono a licenziamenti di massa, pur in assenza di crisi acclarate ma grazie al fatto di poter ridurre il costo del lavoro delocalizzando le attività, magari non sarà proprio così. Per quanto è dato sapere, i lavoratori sono assunti a tempo indeterminato. Rimangono tuttavia le condizioni di lavoro prossime alla schiavitù, le retribuzioni assolutamente lontane dal principio di “sufficienza” pur sempre sancito dalla Costituzione vigente e, nonostante tutto ciò, la precarietà che vince sempre sulla certezza, pur a fronte di contratti a tempo indeterminato.

Insomma, ancora una volta per il lavoro “mala tempora currunt”. D’altronde, anche l’orientamento del diritto costituzionale sembra favorire proprio la precarietà, vista la decisione della Consulta di ritenere inammissibile il quesito sull’art. 18.

Il libro “Rottami eccellenti” può essere ordinato a v.manduca@libero.it prezzo € 13,00

rottami

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