Terremoto: dopo la paura, proposta di prevenzione

Ormai è chiaro a tutti che l’Italia è una terra a elevato rischio sismico.
Noi osservatori lontani dalle zone particolarmente colpite possiamo farci un’opinione, sia sui drammi individuali e collettivi sia sulla macchina degli soccorsi e dell’assistenza alle popolazioni, soltanto dalle notizie che ci raggiungono direttamente in casa con la televisione e con gli altri strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.
Da quanto apprendiamo, almeno per questi ultimi terremoti a partire dal 24 di agosto 2016, la macchina dei soccorsi messa in campo da tutte le organizzazioni civili e militari preposte sembra aver funzionato e funzionare, se non alla perfezione sempre auspicabile, al massimo delle possibilità sia per tempistica sia per efficacia degli interventi.
Anche la solidarietà diffusa, tuttavia mai scontata neppure fra gli italiani “brava gente”, sembra aver risposto e continuare a rispondere con grande generosità

Ovviamente, non potendo verificare, registriamo con orgoglio italiano il dato e affidiamo alla storia un giudizio più esaustivo e meno condizionato dalle emozioni del momento.

Un altro elemento apprezzabile, anche se per qualcuno probabile fonte di delusione, è l’ammissione della scienza, per voce degli esperti intervistati, circa l’impossibilità di prevedere con esattezza QUANDO un evento sismico si verificherà, DOVE si verificherà e di CHE GRADO.

L’ammissione, chiaro segno non tanto di impotenza quanto di onestà, fa sicuramente onore a una Scienza che vuole essere non esatta ma certamente corretta.

Le due verità ovvero la morfologia dell’Italia (sismica) e l’impossibilità per la scienza di prevedere il QUANDO, combinate alla consapevolezza che il SE non è messo in discussione, dovrebbe indurre tutte le istituzioni competenti non solo a tenere alta la guardia sull’organizzazione dei soccorsi da affinare e finanziare sempre al meglio ma di rivedere anche le norme antisismiche, sia per le nuove costruzioni civili e pubbliche sia per le ristrutturazioni o le ricostruzioni di quelle demolite.

Ed ecco l’ idea che spererei non fosse inedita e originale ma successiva a tante simili magari ancor non realizzate a livello di massa:

1) prevedere fra le norme antisismiche la realizzazione all’interno di ciascuna abitazione di una “zona di sicurezza”, ben individuata e individuabile e facilmente raggiungibile da ogni ambiente. Una zona sottostante ad un solido e ampio architrave magari ben messa in evidenza? Zona ovviamente da tenere sgombra in modo da poter accogliere i presenti; oppure solidi box (minibunker) di cemento armato progettati per tutti i piani, sulla stessa colonna, per ciascun appartamento (potrebbero essere per esempio i bagni)? Quale che sia, credo che a ingegneri e architetti non mancheranno le idee e cedo anche che il vincolo economico dovrebbe essere un elemento trascurabile: meglio una qualche metro quadro in meno in un’abitazione se questo può vuol dire una vita in più.

2) inserimento obbligatorio nelle scuole di una nuova disciplina finalizzata a far conoscere la geologia d’Italia, la dinamica di terremoti, i comportamenti da tenere e la gestione delle ansie.

Abbiamo assistito in questo scorcio di legislatura a tanti proclami sugli argomenti più disparati con scarse realizzazioni: credo che la causa della sicurezza richieda finalmente atti concreti a partire prorio da nuove legislazioni.

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