TERREMOTI RICORRENTI, VITTIME E ITALIA ABUSIVA

Terremoti ricorrenti, vittime e Italia abusiva

La retorica di una politica SENZA CORAGGIO E INCONCLUDENTE.

di Vito Manduca

Ci risiamo: ancora un terremoto inevitabile, ancora vittime (evitabili) e ancora la politica che ripete il suo mantra addossando le colpe dei danni a quell’abusivismo noto e tollerato da sempre e che, a ogni evento, i governanti di turno (tutti verginelli) dichiarano solennemente di voler risolvere una volta per tutte.

“mai più stragi simili”, “tolleranza zero verso gli abusi” “ruspe sugli abusi non di necessità” “piani casa Italia per la messa in sicurezza” “messa in sicurezza degli edifici pubblici!” le frasi effetto potrebbero comporre un’enciclopedia ma poi, finito l’effetto mediatico, tutto torna come prima a parte la condizione di coloro che sono stati colpiti nei beni, nei corpi e nell’animo e che, sia che fossero stati abusivi sia che fossero stati ligi alle regole, rimangono comunque esseri umani con ferite che mai rimargineranno  e, se possibile, colpiti due volte dalla retorica.

In questa circostanza di Ischia, come non condividere almeno le parole di chi, investito comunque di potere, afferma che eliminare gli abusi in un paese il cui patrimonio immobiliare storico è in gran parte abusivo, è praticamente impossibile nel breve periodo e che le demolizioni di massa, ove mai possibili, richiederebbero la militarizzazione del paese?

Ma anche ammesso che si volesse percorrere tale strada, dove verrebbero collocate le famiglie  e le persone che,  a milioni non avrebbero più casa, quando non si riesce a trovare una soluzione degna per qualche centinaia di sfollati come quelli di piazza Indipendenza, si badi in Roma Capitale, gettati sull’asfalto rovente e caricati con gli idranti? Forse l’essere “rifugiato” è cosa diversa da “essere umano”?

I “governanti”. in senso lato, dovrebbero avere la misura delle dichiarazioni e il coraggio delle decisioni. che pure si potrebbero prendere su basi equilibrate e su progetti di medio/lungo periodo.

Per gi sfollati di Piazza Indipendenza, posto che da soli non avrebbero alcuna soluzione, sarebbe stato sufficiente pianificare prima la collocazione e poi lo sgombero dell’edificio. Sgombero che è evento umano deliberato e non terremoto!

 

Convengo che per il terremoto la questione è più complicata.

Tuttavia, si potrebbe ad esempio lavorare su un piano nazionale, varato con legge nazionale, spalmato su un decennio  e suddiviso in tre fasi:

Prima fase

Porre in capo a ciascun proprietario di produrre entro il termine perentorio di tre anni la planimetria e il fascicolo dell’immobile nello stato di fatto elaborati da un professionista e confrontati con i documenti in catasto (qualora esistenti) e con la messa in rilievo delle varianti realizzate sanate o meno. Lo stesso professionista dovrebbe certificarne la conformità con la normativa edilizia esistente, sia delle costruzioni “legali” sia di quelle, o di quelle parti, “abusive fornendo il parere di possibilità di regolarizzare ovvero la necessità di demolire in quanto insanabile, a prescindere che si tratti di abusi o meno. Verosimilmente una miriade di case in pietra, residuati medioevali, difficilmente potranno essere semplicemente sanate. Se le si vorrà conservare come in origine occorrerà demolirle e ricostruirle a immagine e somiglianza, ma con le tecniche odierne.

Fase due:

verifica da parte delle competenti autorità  e delibere circa la messa a norma, con in capo al proprietario dei costi, pieni per gli abusi e dei costi defiscalizzati per il resto.

Fase tre:

imporre a ciascun proprietario la “regolarizzazione” di quanto regolarizzabile entro il termine perentorio di 6 anni e la demolizione di quanto non regolarizzabile entro il termine perentorio di un anno.

Naturalmente  nessuno individuo, abusivo o regolare, dovrà andare a vivere sotto i ponti. La collettività si dovrebbe far carico di fornire (e quindi realizzare nell’arco del decennio) alloggi popolari per tutte le persone o le famiglie costrette a demolire ma senza i mezzi economici per ricostruire-

 

Al di fuori di tali utopie non vedo soluzioni percorribili e ben farebbero almeno i politici a non appesantire i drammi delle popolazioni e delle vittime anche con i sensi di colpa di essere loro stessi i carnefici e non la natura sovrana del bene e del male!

 

 

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