PANDEMIA: SCEGLIERE IL MALE MINORE

PANDEMIA: scegliere il male minore.

Ho riflettuto a lungo prima di condividere il pensiero che non piacerà a qualcuno, ma se ne faranno e ce ne faremo una ragione. Inutile nasconderlo: la scienza brancola ancora nel buio, e lo ammette con onestà e umiltà, certo lodevoli ma disarmanti. L’unico rimedio certo per limitare il propagarsi rapido del virus rimane il distanziamento fisico (non sociale poiché la socialità si può coltivare anche a distanza e la tecnologia per fortuna ci fornisce una mano). Insomma, mutuando l’antica verità che, per non bruciare, la paglia deve essere separata dal fuoco, dovremo necessariamente, noi paglia, tenerci a debita distanza dal fuoco (virus) e da chi lo trasporta (persone contagiate). Non vi sono altri rimedi, è bene esserne consapevoli una volta per tutte. Le mascherine e il lavaggio della mani rappresentano strumenti utilissimi e irrinunciabili, ma l’unica strategia vincente al momento è il distanziamento. Ciascun uomo e ciascuna donna di buona volontà, a prescindere dall’età e dal ruolo, può adottare tale strategia eliminando dalla quotidianità tutte le uscite e le azioni NON necessarie a vivere (per quanto possa essere triste e doloroso, tutte le attività del tempo libero che portano a contatti, quali palestre, piscine, cinema, sport di gruppo o di contatto, ristoranti, bar, teatri, musei, discoteche, pub, feste private, matrimoni, messe, funerali, battesimi, comunioni, compleanni e così via rientrano tra le attività non necessarie). L’umanità ne ha fatto a meno per millenni eppure è giunta fin qui! Questo può farlo ogni singola persona cum grano salis. Tuttavia, la collettività non può reggersi sulla “buona volontà” degli individui. Si rende quindi necessario adottare a livello governativo a valere erga omnes un nuovo lockdown per il tempo ritenuto necessario dagli scienziati. Ma senza tentennamenti, IL TEMPO NON GIOCA PIU’ A NOSTRO FAVORE, atteso che il bene primario di ciascuno e quindi di tutti è la salute che, in questo caso, coincide con lo stesso vivere. L’imperativo categorico non di una sola nazione, ma di tutto il pianeta dovrebbe essere: uomini e donne di tutto il mondo, ovunque voi siate, fermatevi ora, fermiamoci per poter ancora esserci domani. Ovvio che non tutti si potranno fermare. Vi saranno gli “eserciti” che dovranno combattere e saranno formati dai soldati rappresentati da tutte le persone dedite ai lavori necessari per consentire la sopravvivenza, e SARANNO QUESTI I NUOVI EROI! Forse non potrò citarli tutti, ma sicuramente i lavori necessari non potranno che essere: la sanità in ogni sua sfaccettatura, tutto il settore agroalimentare dall’agricoltura alla trasformazione e distribuzione delle merci, i trasposti – ma solo funzionali a chi deve lavorare e al trasporto merci fino alle nostre abitazioni, le forze dell’ordine tutte (esercito, polizia carabinieri, polizia urbana, forestali e vigili del fuoco), le amministrazioni pubbliche (rigorosamente in Smart workink), i preposti alla distribuzione dei servizi essenziali (elettricità, gas acque) i preposti alla reti informatiche, i manutentori in senso lato e altre attività individuate dagli enti preposti. Per quanto doloroso ciò che dirò ancora, anche le scuole non potranno essere in presenza. Si demandi alle famiglie, con i dovuti supporti e risorse, la temporanea istruzione dei più piccoli. Per tutti gli altri, dalle elementari all’università si adottino le didattiche a distanza. Forse qualcuno resterà indietro e potrà magari essere recuperato domani, ma molti eviteranno di contagiarsi e di riportare il contagio in famiglia, uccidendo i nonni e forse anche i genitori. Se mens sana in corpore sano ha avuto nei secoli un significato, mai come ora è il caso di assumerlo come dettato: se il corpo si ammala, fa ammalare e muore, la potenziale istruzione altro non è che una pericolosa illusione. Meditiamo tutti e assumiamoci le nostre responsabilità di persone prima ancora che di ruoli. Maggioranza e opposizione mai come ora devono combattere la stessa guerra, ricordandosi che in guerra bisogna marciare uniti contro il nemico per non regalargli la vittoria; e il nemico dell’umanità ora è uno solo: il coronavirus. Se dal governo mi aspetto finalmente decisione energica in questa direzione, da una opposizione responsabile mi aspetto collaborazione scevra da calcoli politici. I conti con la politica di parte rimandiamoli a guerra vinta. Ma per vincere ci sarà ancora tanto da combattere. Ma non sulle piazze devastando le città! Meditiamo, gente, meditiamo e diffondiamo il messaggio condividendolo il più possibile.

Le attività sempre possibili, individuali e nobili che nessuno potrà portarci via sono la lettura e la scrittura. Non solo avremo modo di impegnare la mente in elaborazioni che non siano solo di cupezza ma avremo anche l’oppoertunità di trasmettere agli altri messaggi di incoraggiamento e di speranza. L’iniziativa “Narra la tua quarantena/immagina un futuro possibile” avvviasta da EDDA Edizioni all’inizio del lockdown di primavera 2020 si pone proprio questo obiettivo. CoronaVersus, Invictus – EDDA Edizioni è una delle prime opere della serie.

PANDEMIA, LOCKDOWN E QUARANTENE: La funzione “terapeutica” della scrittura e della lettura come antidoto alla depressione da distanziamento sociale o isolamento

Condivido mio articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista di divulgazione scientifica Il Caduceo

 

PANDEMIA  LOCKDOWN E QUARANTENE

La funzione “terapeutica” della scrittura e della lettura come antidoto alla depressione da distanziamento sociale o isolamento

Lockdown, declinato nei vari significati in italiano (isolamento, confinamento, blocco, coprifuoco, distanziamento sociale) ha condizionato, e tuttora condiziona, le persone d’ogni età, sesso e nazionalità molto di più di quanto possa averlo fatto la paura concreta del contagio.

Sappiamo come l’uomo (inteso come specie e non come genere) sia un animale altamente sociale al punto che l’isolamento porta gradualmente alla fine  della stessa vita. Già il semplice timore della perdita di una qualsivoglia libertà personale produce sofferenza e induce alla ribellione chiunque ne venga minacciato. Figuriamoci poi l’imposizione erga omnes e con scarse possibilità di trasgressione o di evasione quando intere nazioni, di fatto, sono trasformate in recinti e, nel loro interno, a prigioni  con le forze dell’ordine a presidiare ogni via di fuga come le guardie carcerarie nei penitenziari.

Senza considerare la capacità di controllo esercitata dagli stessi componenti i nuclei familiari, al cui interno vi sono  immancabilmente persone più responsabili e rigorose  e persone meno responsabili e più recalcitranti o ribelli. Non bastasse, gli inclini alla trasgressione devono fare i conti non solo con il rischio di incappare nei controlli e nelle conseguenti sanzioni ma anche con la probabilità di intercettare il virus, contagiarsi e, fatto moralmente ancora più condizionante, portare il virus dentro le mura domestiche con conseguenze gravi sui familiari incolpevoli.

Per la cultura cinese, dove tutto ebbe inizio, il sottrarsi al Lockdown rappresenta d’altronde un reato così grave da  contemplare come sanzione estrema perfino la pena di morte. Previsione certo grave, la pena di morte, non giustificabile a parere di chi scrive neppure di fronte alla trasmissione dolosa del virus, tuttavia non nuova in oriente con riferimento alle pandemie. I cinesi avevano adottato tale misura anche di fronte alla precedente pandemia da coronavirus, la SARS negli anni 80. Anche in quella circostanza mi sono espresso in merito nel mio saggio “Rottami eccellenti”

La severità delle autorità nel pretendere il rispetto delle misure restrittive è stata massivamente diffusa a tutti i paesi  che dopo la Cina hanno dovuto via via addivenire a misure di distanziamento sociale  e, quindi, anche in Italia si era ben consapevoli su come comportarsi. Non saranno sfuggite a nessuno, o solo a pochi distratti, le immagini, quasi virali che dalla Cina hanno fatto il giro del mondo e raggiunto ogni paese connesso, della donna anziana,  peregrina per strada, inseguita dal volo di un drone che la ammoniva di rientrare a casa.

Sembrava fantascienza o fantainformazione ma ben presto avremmo constatato che anche in Italia la tecnologia di ultima generazione sul controllo del territorio  è ormai una realtà. Diversi sono stati i casi di riprese dal drone di poliziotti che inseguivano, talvolta anche in modo esilarante, trasgressori alle norme.

È intuibile che affrontare il lockdown con questo spirito, con l’occhio del grande fratello sempre in agguato, non ha potuto che amplificare le ansie e il senso di sentirsi prigionieri in casa da parte dei più vulnerabili psicologicamente.

Credo che la conta precisa delle persone entrate in depressione sfuggirà a ogni modello statistico o matematico. Tuttavia è per tutti evidente l’esigenza di supporto psicologico post traumatico non solo per i casi patologici ma anche per tutti coloro che riterranno di non farcela da soli a sopportare il peso del cambio epocale di approccio nei confronti della socialità.

Quello che ho potuto constatare nel periodo del locdown, da un osservatorio speciale quale è quello di un editore, è la conferma di ciò che, sia come editori sia come scrittori, sosteniamo da sempre ovvero la  funzione terapeutica dei libri, sia da leggere sia da scrivere; terapia che in alcuni casi – soprattutto in coloro che godono della fortuna o del privilegio di avere la passione per la lettura o per la scrittura, meglio se per entrambe – è più immediata, efficace e a costo quasi zero (gli amanti della lettura hanno sempre una biblioteca ben fornita e per la scrittura basta un computer o una vecchia biro con un quaderno, come fa il nostro autore più anziano e più prolifico di Roma l’ottantenne Mario Giacomozzi. In arte GMarius, che ha all’attivo oltre 35 libri pubblicati tutti scritti rigorosamente su quaderni di scuola con la biro).

 

La constatazione è stata concreta e resa possibile dall’incremento delle proposte editoriali pervenute da autori vecchi e nuovi già all’indomani del lockdown e dalla richieste dirette di libri da  acquistare in seguito alla chiusura delle librerie. Un aumento di attività che ci ha suggerito di proseguire, senza orario, il lavoro, favoriti dal fatto di disporre degli studi anche all’interno dell’abitazione sede obbligata della quarantena.

Grazie a tale disponibilità e, soprattutto alla risposta degli appassionati di libri, non si sono rese necessarie richieste di finanziamenti pubblici o di “sostegni” a fondo perduto previsto per tutti coloro ch hanno “registrato perdite di fatturato nel mese di aprile”, dalla piccola partita IVA con 600 euro alle grandi case automobilistiche con miliardi di euro. Siamo orgogliosi e fieri di aver fatto risparmiare, nel nostro piccolo ma sano, lo stato a beneficio di chi ha avuto sofferenze certificabili a prescindere dalle dimensioni.

Il team editoriale di EDDA Edizioni,  consapevole di avere riconosciuta da tante persone una funzione sociale che le autorità preposte fanno sempre fatica a riconoscere all’editoria in generale, si è messo a disposizione senza distinguere orari o feste, sia sui social sia attraverso l’attività di mailing e o i contatti telefonici, di tutti coloro che fossero stati già in rapporto con la casa editrice o che ne avessero intercettato in diretta le attività. Personalmente, quando ancora non era chiaro il terreno  da cui trarre la materia per confezionare nuovi libri sul fenomeno epocale che si affacciava sul pianeta terra, ho deciso di accelerare la pubblicazione di un libro  su un argomento, lo sport, precipuamente il calcio, che appassiona milioni di persone in Italia e nel mondo e che, si era capito fin dai primi giorni, sarebbe  stato forse più di altre attività sportive soggetto a lockdown. Così è stato e, infatti, solo ora si inizia a parlare di ripartenza. La scelta quindi di uscire a marzo col libro Novecento. Roma nel pallone, il calcio romano di una volta è stata ragionata proprio per diversificare l’attenzione di coloro che avessero intercettato il libro e magari documentarsi, divertendosi con i versi romaneschi che arricchiscono il volume, sulla storia del calcio – romano e italiano – a partire dai pionieri dei fine 800 fino alla grande Roma di Francesco Totti.

 

Accogliendo le sollecitazione provenienti da diverse direzioni, la redazione ha deciso di  non limitare l’assist agli amanti della scrittura al periodo del lockdown. L’iniziativa “Racconta la tua quarantena” è un’operazione di ampio respiro e di orizzonti che vanno oltre gli sfoghi individuali nei racconti e nei diari limitati al periodo della quarantena effettiva. A parte la validità narrativa delle opere esaminate per selezionare quelle degne di pubblicazione, il coinvolgimento si è rivelato prezioso per quelle persone che vi hanno aderito e che hanno testimoniato di aver trovato giovamento, fisico e mentale, per il solo fatto di impegnare l’intelletto a produrre pensieri su carta, pur nell’incertezza di vedersi pubblicati, distraendolo quel poco, risultato bastevole a non deprimersi. Non ci pare cosa da poco. Finito il periodo della quarantena l’iniziativa si spinge intanto fino alla fine del 2020 ma, in realtà, vuole accompagnare l’avvio di questa nuova fase dell’umanità dove, si dice, nulla sarà come prima. L’opinione di chi scrive si colloca a metà fra i due estremi “Tutto tornerà come prima” e “nulla sarà come prima”. La ripartenza che stiamo vivendo ne è la dimostrazione: la tentazione di tutte le società analizzabili è quella di ritornare esattamente a riprodurre il modus vivendi di prima quasi rimuovendo il pericolo che ancora incombe su tutti per dar credito agli scienziati. Anche tra i politici si registrano posizioni non univoche, come d’altronde le periodo del lockdown. Si va così dalla prudenza eccessiva di tanti alla spregiudicatezza negazionista di altri, alla cui estremità si colloca ancora il presidente del Brasile al punto di sollecitare “l’invasione dei reparti Covid per dimostrare che il virus non esiste”. Politica ovviamente e sconsiderata come sconsiderato sarebbe chiudersi in scafandri individuali. Ecco, l’orizzonte temporale dell’iniziativa editoriale vuole accompagnare questo trapasso dal prima al poi almeno fin quando la scienza medica non metterà a disposizione di tutti gli uomini e le donne vaccini, diagnosi certe e terapie tali da poterci far affermare che, se non proprio tutto, tanto tornerà come prima . Meglio se possibilmente migliorato da maggiore igiene, da maggiore prudenza anche nelle modalità dio scambiarsi effusioni tra sconosciuti. Insomma, il parere di chi scrive è che se  l’insorgenza dellHIV non ha impedito di continuare ad amarsi e a riprodursi ha insegnato all’umanità in grado di apprendere  la corretta gestione anche delle dinamiche sessuali senza rinunciare all’estasi e al grande valore delle trasgressioni. Al pari, l’esperienza del covid 19 lascerà sicuramente traccia delle relativa prudenza nelle relazioni senza rinunciare al piacere immenso e insostituibile dell’amicizia e della convivialità, di per loro toccasana anche per l’equilibrio psicofisico delle persone.

L’iniziativa “Racconta la tua quarantena” estesa a “Racconta la nuova era post covid 19” è aperta a tutti. Particolarmente apprezzati e graditi saranno gli elaborati di persone gravitanti nella Sanità privata o pubblica impegnata ieri, oggi  e domani a fronteggiare, più o meno da eroi, i veri nuovi nemici dell’umanità rappresentati dai virus vecchi e nuovi conosciuti e sconosciuti, di cui sarà impossibile liberarsi del tutto e per sempre. chi volesse partecipare alla selezione, può inviare gli elaborati, in file word, corredati di una breve nota biografica, a redazione@eddaedizioni.it