Un nuovo poeta e commediografo si affaccia nel panorama della cultura romana

Bernardo Lancia di professione è avvocato. Vive in Umbria con la famiglia e ama scrivere, da sempre, soprattutto in romanesco.

Amante della poesia e delle opere teatrali, ha già all’attivo diverse opere pubblicate e altre in cantiere. Fra quelle pubblicate, due sono in catalogo di EDDA Edizioni: Mille e più versi romaneschi e

Tutto s’aggiusta, commedia Musicale in due atti, in romanesco con musiche del Maestro Riccardo Gambacorta. Entrambe opere che coinvolgono e divertono il lettore d’ogni età. In cantiere vi è il progetto di portare in scena nel corso del 2020 la commedia ad opera di una compagnia teatrale romana.

 

 

Avv. Bernardo Lancia, scrittore e poeta

 

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Un tuffo nelle letture del passato e del presente, antidoto al noioso spettacolo della politica

Lo spettacolo poco esaltante offerto dalla politica, o meglio dai politicanti italiani, nei giorni caldi di agosto, mi hanno indotto a “staccare” per alcune ore al giorno la spina e sostituire la tristezza dello spettacolo attuale con la nostalgia derivante dalla lettura di un libro in grado di impegnare la mente per poi farla ripartire. La Recherche du temp perdu di Maercel Proust, rinvenuto nel corso dela sistemazione della biblioteca di campagna, mi è sembrato un ottimo antidoto allo squallore offerto dai protagonisti in campo, con la sola eccezione del Presidente della Repubblica, fosse altro per la discrerzione con cui interpreta il suo ruolo. La lettura, rigorosamente in lingua francese, ha avuto, ed ha, il potere di coinvolgere e concentrare ogni facoltà dell’intelletto, non solo per l’emozione di ritornare a quei tempi acerbi (anni 60/70) in cui le passioni ideali e politiche assorbivano e sembravano potere davvero essere in grado di migliorare questo mondo, ma anche per la concentrazione richiesta per misurarsi con una liongua, quella  francese, lasciata sui banchi dell’università e raramente utilizzata nella vita reale. Per la compresione totale, alcuni passaggi richiedono una rilettura e non vi è spazio per altre divagazioni.

Lingua a parte, consiglio a chiunque, volendo staccare, di preferire un libro come rifugio in luogo di qualsiasi atro “alimento” dopante, quali alcolici, droghe, sigarette o anche alimenti apparentemente innocui come la cioccolata… Meglio sempre e comunque un libro: allontana dalle miserie del quotidiano, nutre la mente ma non ingrassa.

A lettura sospesa, tuttavia, occorre ritornare a osservare il quotidiano, lo impone il ruolo di editore e redattore otre che di normale cittadino,  assolutamente ormai dominato dalle rappresentazioni melodrammatiche delle politiche nazionali e internazionali.

Allo stato attuale delle cose, oggi 28 agosto ore 12,00, mentre il Presidente Mattarella prosegue le consultazioni, non è facile scegliere cosa augurarsi. E allora, come ebbero a dire illustri colleghi del passato, senza passione e “turandosi il naso” c’è da auspicare il male minore per l’Italia. Non vi è dubbio che, senza governo, ritornerebbe attuale l’esternazione di Dante “Serva Italia di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello…”. Non resta dunque che augurarsi la nascita intanto di un governo, costituzionalmente lecito, “giallorosso” sperando altresì che nei  protagonisti si affianchi alle ambizioni personali (che umanamente mai potranno essere eliminate) il senso dello Stato e  l’impegno alla mission cui  sono o saranno chiamati.

La sola alternativa a tale ipotesi, non può essere che prepararsi al voto con le garanzie  rese possibili da un governo nominato ad hoc dal Presidente della Repubblica.

Tutto il resto è noia.

 

Buon Governo a tutti, dunque e, per staccare, buona lettura con qualche libro consigliato.

Una guida preziosa per tutti

Da qualsiasi labirinto si può uscire vincitori…

 

Libro di Adele AUMMS ispirato alla pratica dello Yoga

Romanzo di Simonetta D’Agosto, collana Amore e Psiche, EDDA Edizioni

Luoghi d’Italia meritevoli: Reportage su Sperlonga

 

Di solito dei  nostri viaggi ci si limita a pubblicare immagini, che riprendono il più delle volte i migliori momenti, da condividere con gli amici.

Il piacevole soggiorno agostano  a Sperlonga ci ha indotto a dedicare qualcosa in più, oltre le immagini,  a una località meritevole di essere visitata,  non solo per la naturale bellezza e per la suggestione dei vicoli, delle piazzole piene di storia e di vita e delle passeggiate panoramiche.

Non siamo interessati ad approfondire la bontà e l’efficienza dell’amministrazione (che lasciamo ai residenti), ma a segnalare in modo distaccato e libero le percezioni ricevute dai luoghi, dalle strutture ricettive e dagli esercizi commerciali  e servizi che hanno agevolato e reso confortevole il nostro soggiorno,  facendo emergere la soddisfazione per una  scelta effettuata all’ultimo minuto.

Era nostro desiderio trascorrere qualche giorno  nel periodo cruciale di agosto, recandoci presso luoghi e strutture in grado di “coccolarci” e indurci a staccare davvero la spina dalle impegnative attività editoriali che, proprio  perché appassionanti, assorbono per tutto l’anno  quasi in modo esclusivo e totale  le energie, non lasciando spazio ad altre pur necessarie attività rigeneranti  il corpo e lo spirito.  Al contempo, visto la breve pausa concessaci, non volevamo impegnare troppo tempo in viaggio. Conoscevamo ovviamente già Sperlonga per frequenti incursioni di un giorno sulle sue spiagge avvenute negli anni. Ma non vi avevamo ancora soggiornato. Quindi la scelta è stata abbastanza agevole, grazie anche alle nuove tecnologie messe a disposizione dagli operatori specifici quali Booking.com.

Consapevoli di fare pubblicità gratuita, oltre che al paese, alle strutture e alle persone di cui ci siamo serviti, liberi da qualsivoglia interesse, segnaleremo non rinunciando a suggerimenti volti a migliorare i loro servizi.

Daremo  solo dei flash sia del luogo sia delle relazioni con gli operatori utili solo a riportare le percezioni e le sensazioni che parimenti sono dei flash dello spirito del momento.

Sperlonga Perla del Mediterraneo

Come prima percezione possiamo confermare che l’appellativo di Perla del mediterraneo o Perla de Tirreno o Perla della costa laziale, è sicuramente meritato da questo paese arroccato su uno sperone di roccia facente parte dei  Monti Aurunci, che si protende nel mare verso il Golfo di Gaeta, confluendo nel Monte di San Magno.

Una rocca emergente dal territorio circostante che si presenta per lo più  pianeggiante

Una spiaggia impreziosita  di fine e dorata sabbia bianca, alternata di tanto in tanto da  formazioni rocciose che si gettano in mare, formando calette suggestive, non facilmente raggiungibili a piedi, attrae già al primo approccio.  Le strutture ricettive dislocate offrono ampia possibilità di scelta in base alle esigenze individuali.

Rispetto alla cura e alla gestione della spiaggia abbiamo da subito notato e apprezzato il decoro e la pulizia: per clinometri di passeggiata non abbiamo rinvenuto in acqua, sul bagnasciuga e sotto gli ombrelloni alcuna traccia di scarti abbandonati di qualsiasi genere.

Apprezzabile la scelta del plastic free con l’adozione di bottiglie biodegradabili e la possibilità di riempire le borracce presso gli esercizi commerciali.

La stessa cura e lo stesso decoro si ritrova nel borgo storico, quello appunto arroccato, un labirinto infinito di cunicoli, scalinate ripide, vicoli e e piazzette dove si respira aria familiare in cui si confondono i turisti che vi soggiornano, quelli di passaggio, i pochi residenti tutto l’anno e gli operatori degli esercizio commerciali.

 

Le strutture che ci hanno accolto e servito meritevoli di segnalazione:

intanto l’albergo, il Virgilio la cui cortesia e professionalità abbiamo potuto riscontrare ancora prima di giungervi con i contatti telefonici e tramite mail per ricevere conferma delle caratteristiche delle camere e dei servizi.

L’accoglienza, poi, è stata positiva con la dedizione del personale. Così come gradevole la piscina fruibile e il resto dei servizi, inclusa la navetta per raggiungere la spiaggia. Unici, piccoli, nei per un  albergo di tale categoria, sono stati a nostro giudizio: la  camera assegnataci che immaginavamo più spaziosa, più confortevole  e meglio arredata; la pessima,  o inesistente, ricezione dei canali nazionali della RAI e una incomprensione sulla tassa di soggiorno già incorporata nell’acconto prelevato da Booking.

La struttura Sirenella, dove abbiamo usufruito dei servizi per la spiaggia, si è caratterizzata per dedizione del personale (due simpatici ed  efficienti bagnini) cura e pulizia della spiaggia e disponibilità anche per servizi non direttamente forniti.

Tra i ristoranti riteniamo degno di nota La Siesta, nel cuore del borgo, con tavolini sulla piazzette e lungo i vicoli in cui si possono consumare ottimi, preparati e serviti con professionalità da un’attenta gestione familiare.

Raggiungere dall’albero, prossimo alla spiaggia, il centro arroccato in cima, è stato per la prima volta certamente suggestivo risalendo la panoramica sopra il porto con gli infiniti gradini, ma altrettanto faticoso da indurci per le volte successive a servirci del servizio di noleggio di una efficientissima ditta di trasporto, con vetture confortevoli, e con autista/titolare, signora Claudia, di rara cortesia e disponibilità.

 

Grazie Sperlonga!

Le immagini:

 

 

Intervista di Rossella Ronconi – Presidenza Fitel Nazionale

 

LABIRINTO – Naufragio nella Sanità

di Vito Manduca

(EDDA edizioni 2017)

Intervista per FITEL

di Rossella Ronconi Presidenza Nazionale FITEL

 

Una guida preziosa per tutti

Da qualsiasi labirinto si può uscire vincitori… se mossi da forte determinazione interiore e sostenuti da tenaci Arianne …

 

L’incipit  forte  della  premessa del tuo nuovo libro Labirinto è una frase a effetto per impressionare il lettore?

Riconosco che effettivamente l’affermazione in premessa: “La morte alla prima meravigliosa esistenza sociale giunse all’improvviso…” si presta a tale interpretazione. Tuttavia l’intento non era turbare il lettore ma trasmettere la reale percezione di uno shock personale, che immagino simile per qualunque persona che nel pieno del vigore debba prendere atto che l’immaginata invulnerabilità di una vita può dissolversi in un solo attimo. Shakespeare non dice forse che in un istante, un solo istante, il tempo di un battito di un ciglio, le cose perfette svaniscono?

In realtà cosa accadde in quel giorno?

Un evento di normale routine di prevenzione cardiologica fece crollare tutte le certezze che per sessantatré anni mi avevano risparmiato qualsiasi coinvolgimento personale in ospedali, conferendomi un senso di  invulnerabilità. Quando pensi di stare bene hai la percezione dell’eternità.  La repentinità mi ha sospinto in un labirinto mai sperimentato prima, senza darmi la possibilità di pianificare alcunché e costringendomi ad accedervi attraverso il primo varco  utile incontrato sulla via: l’ospedale di San Giovanni a Roma. Già dalla durissima esperienza del pronto soccorso, particolarmente congestionato in estate, mi resi conto che non sarebbe stata una passeggiata e che per un periodo indeterminato avrei dovuto tranciare di netto le mie abituali attività e intraprendere un viaggio in un ipotetico inferno dal quale sarei potuto non ritornare. La sensazione della fine del primo impatto lasciò subito il posto alla rinascita. Allora se così doveva essere, sarei stato un naufrago nel mare periglioso della Sanità pubblica e alla fine ne sarebbe uscito un altro uomo, un altro me.

Nel libro tu stesso affermi che avresti potuto godere dei privilegi garantiti dall’assicurazione privata e affidarti a strutture private di eccellenza, selezionate dalla società di assicurazione…

Per gli oltre quarant’anni di professione nel settore assicurativo ho contribuito, in qualità di esperto, a diffondere principi fondamentali che coniugassero il pubblico e il privato: la difesa comunque del Sistema Sanitario Nazionale, sicuramente di eccellenza  e patrimonio dell’intera popolazione e l’utilità di integrazione con il sistema privato, grazie alle coperture assicurative. Con questa spinta è nata una miriade di Casse di assistenza, ovviamente anche per i dipendenti delle assicurazioni. I funzionari e i dirigenti, in particolare, hanno conquistato importanti garanzie molto attente alla prevenzione. Nonostante la mia imperdonabile noncuranza per quel senso d’invulnerabilità che mi diceva che sarei stato immune da patologie, è grazie anche a questa cultura della prevenzione che almeno ho avuto l’opportunità di intervenire in tempo. Tuttavia, al momento della scelta se intraprendere il percorso del pubblico o del privato, il poco tempo a disposizione mi ha fatto prendere la scorciatoia ed entrare nel più vicino ospedale.

Medice cura te ipsum… verrebbe da dire, quando affermi di non aver trovato pronta risposta dai call center assicurativi che ti dovevano guidare magari in strutture private…

Purtroppo è così. E spero (anzi nelle mie possibilità non mi stancherò di contribuire a migliorare) che il management assicurativo, preposto a tali delicati e, si badi, utilissimi servizi, corregga il tiro mettendo in condizione gli operatori di fornire con rapidità emergenziali le indicazioni utili per la scelta migliore. Ovviamente, non intendo fare pubblicità né positiva né negativa alla società assicurativa, che non citerò; ma qualcuno dei responsabili leggerà il libro… In sostanza, appurato che non sarebbe stata una passeggiata, telefonai al call center per essere indirizzato a strutture e a cardiochirurghi convenzionati, ricevendo in risposta che sarei stato io a scegliere e a verificare l’esistenza della convenzione! Loro, relativamente al cardiochirurgo, non disponevano neppure di una lista su cui operare la scelta. Non mi arresi e telefonai ad amici e colleghi di Direzione ricevendo grandissima disponibilità e ottenendo di parlare direttamente col responsabile delle Convenzioni con le strutture sanitarie e i medici. Non ci conoscevamo personalmente ma l’ex collega fu disponibilissimo a indicarmi alcuni ospedali, qualche clinica e cardiochirurghi convenzionati. Peccato che quando cercai il luminare, la sua ex assistente mi rispose che era in pensione già da cinque anni e che era stato sostituito. Non credo ci sia da aggiungere altro se non la dura constatazione che per raggiungere  non dico l’eccellenza, ma almeno l’efficienza, anche nel mio ex settore di appartenenza c’era molto da fare.

Pressato dal tempo che scorreva inesorabile, decisi dunque di affidarmi totalmente al Sistema Sanitario Nazionale come tutti i comuni mortali. Sarebbe stata l’occasione, in caso fortunato, di saggiare di persona le eccellenze e le deficienze. Confidando che il giuramento di Ippocrate fatto dai medici non discrimina tra pubblico e privato e che, in fondo, la struttura privata offre solo maggiori agi dal punto di vista “alberghiero” e dei servizi, rimasi nel pubblico certo che la professionalità di chi vi opera, quando c’è, è la medesima.

Perché Labirinto e perché naufragio?

Beh, Labirinto dà proprio l’idea di un percorso obbligato, sconosciuto e impervio dove la salvezza sarà possibile solo trovando la giusta via d’uscita e sconfiggendo il terribile Minotauro, annidato al centro. Quale metafora migliore per chi si appresta ad affidare quel che resta del suo futuro alle mani del cardiochirurgo per la prima volta nella vita? È lì, in sala operatoria che si annida il Minotauro ed è lì che vi sarà la battaglia più cruenta, ed è sempre lì che si rischia di più. Naufrago viene dopo: vinta la battaglia non si è ancora fuori dalla guerra: la terapia intensiva rappresenterà l’oceano sterminato, sconquassato da marosi e tsunami dove si è soli. Naufraghi appunto, in balia delle onde e in cerca di un appiglio su terraferma. Per chi è mediocre nuotatore, e privo di salvagente, non è cosa da poco!

Un diario quindi di sofferenze? Il cammino del dolore?

No. Non lasci ingannare la premessa della morte alla prima esistenza… e l’argomento, certo non da romanzo rosa… L’obiettivo che mi son dato fin dal primo giorno, e per i 76 lunghi giorni di permanenza nelle tre strutture: “San Giovanni” per l’inquadramento del caso, “Tor Vergata” per l’intervento e “Villa Sandra” per la riabilitazione, è stato quello di voler cristallizzare giorno per giorno tutto ciò che succedeva intorno, guardando con l’occhio distaccato dello scrittore e del sociologo, prima ancora che del paziente;  ma con un pizzico d’ironia e di tanta autoironia, sempre presenti anche nelle circostanze più dure della vita, utilizzando una prosa in grado di divertire il lettore oltre che farlo riflettere.

Un Sistema Sanitario disastrato?

Direi trascurato. Quel sistema di Welfare della salute immaginato appare chiaramente in sofferenza e, al di là di quel che se ne dica, non riceve la giusta attenzione da parte della politica e della pubblica amministrazione. Ciononostante, il bilancio tracciato alla fine del percorso è che le eccellenze riscontrate, per esempio dei sanitari di tutte le tre strutture, sono tali da far meglio sopportare i disagi dovuti ai disservizi, alla carenza di strumentazione e risorse, alla scarsità dei posti letto, alle mortificanti attese nei pronto soccorso  e nei laboratori per esami strumentali e all’inadeguatezza di qualche paramedico maldestro, sia nelle relazioni umane, fondamentali per i pazienti, sia nella diligenza e nella preparazione professionale. Ho cercato di esaltare di più le eccellenze per non incappare in quel senso di vittimismo che spesso assale. Ho cercato di fare giustizia, riferendo di tante persone meravigliose, spesso chiamandole per nome altre volte per cognome, dotate di un grande senso di umanità dove il lavoro di medico e paramedico è apparso più come una missione che come una fonte di reddito. A Tor Vergata, per esempio, proprio nell’inferno della terapia intensiva, il cui concetto andrebbe ripensato, per esempio rimodulando gli spazi, eccellenza del personale e deficienza hanno avuto un bel duello.

In concreto?

Preferisco riferire tre casi di grande attenzione e umanità e sorvolare sulle miserie delle deficienze. Un’infermiera, sindacalista delle CGIL, saputo del mio ruolo sindacale di lungo corso, è entrata in relazione con me dandomi preziose informazioni per la stesura del libro. Ha lamentato, con il tipico realismo di sindacalista, l’endemico sottodimensionamento del personale infermieristico, pregandomi di denunciarlo nel libro. Ciononostante mi ha seguito, per quanto le fu possibile, interessandosi perfino a farmi trasferire dalla terapia intensiva al reparto, per una maggiore assistenza richiesta dalla severa infezione contratta in sala operatoria. Altro episodio è quando nel delirio febbrile notturno un’altra infermiera, dal viso angelico (tale da farmi dubitare di averla sognata), prendendomi la mano si è soffermata solo per parlarmi e per scuotermi dal torpore, evocando “gli affetti e le cose belle della vita” che mi attendevano fuori. È riuscita efficace più degli antibiotici. Il terzo episodio, la visita inattesa e fuori protocollo del Prof. Giovanni Ruvolo, il cardiochirurgo che effettuò l’intervento, che mi diede la forza di reagire e andare avanti. Sono stati interventi di umanità prima ancora che di medicina. Tanti altri ve ne sono stati, ma quei tre si sono rivelati fondamentali.

Dal labirinto Teseo esce vittorioso grazie al filo teso da Arianna…

Potrei dire che sono state diverse le candidate Arianne. In realtà quelle autonominatesi di ruolo, e da me prescelte, sono state due: Daniela, mia moglie, e Valentina, mia figlia. Senza il loro filo teso instancabilmente fino all’uscita, proprio nel giorno del terremoto di Amatrice, il 24 agosto 2016,  credo che le eccellenze di tutti medici lungo il percorso non sarebbero state bastevoli a far nascere il nuovo uomo che sono ora.

Quale messaggio possono trarne i lettori?

A parte il piacere della lettura, impegnativa certo, ma con spunti anche esilaranti, magari legati alla romanità, sono diversi i messaggi e ciascun profilo di lettore può trarre il suo. I medici e gli infermieri possono riflettere su quanto siano fondamentali le loro azioni tempestive e accorte, con un approccio umano verso i pazienti; i direttori sanitari e i manager in genere potranno tenere nella giusta attenzione l’importanza delle strutture e delle strumentazioni, nonché  l’impegno e la preparazione del personale; i pazienti, considerare quanto sia importante la loro determinazione e la capacità di essere “pazienti” pretendendo certo le cure dovute ma senza stressare con i capricci; i familiari dei pazienti, quanto sia determinante la loro vicinanza ma anche  quanto sia nociva per gli altri un’eccessiva presenza ingombrante nelle sale di degenza. Tutti potranno riflettere su quanto sia prezioso un Sistema Sanitario che funzioni. Quest’ultimo messaggio dovrebbe essere raccolto dalla politica, ma, con realismo più che con pessimismo, ritengo che i politici in campo abbiano altre priorità. Qualcuno riceverà anche il libro in omaggio, forse anche lo leggerà… ma dubito che ne terrà conto!

Titolo:  Labirinto – naufragio nella Sanità

Autore: Vito Manduca

Collana: Clandestini

ISBN 9788897124719

Pagine: 312

Prezzo: € 18,80

In distribuzione a partire dal mese di febbraio  a cura del distributore nazionale Libro CO Italia Srl

Disponibile ordinando a eddaedizioni@tiscali.it (spedizione gratuita ovunque in Italia; con contributo spese all’estero)

contatti: www.eddaedizioni.it redazione@eddaedizioni.it eddaedizioni@tiscali.it 

                 335/5950316 – 335/5951339

 

 

 

 

Messaggio istituzionale di fine anno di EDDA Edizioni

 

 

Comunicato stampa di fine anno
27 dicembre 2017 n.11

Roma, 27 dicembre 2017 – Con le undici pubblicazioni dell’anno che si conclude, il catalogo  ha registrato un incremento di due opere in più rispetto al 2016 (+22%) confermando il trend di crescita, a dispetto delle difficoltà e degli ostacoli che non sembrano mollare il settore, almeno quello della media editoria di carta stampata.

Un risultato superiore perfino agli obiettivi che fa accrescere la soddisfazione d’impresa e l’orgoglio del team anche nel dare un’opportunità ai tanti autori e alle tante autrici in cerca di concretezza per i sogni letterari, in un mondo che guarda prevalentemente al business e sovente indifferente alla qualità di ciò che si pubblica.
La qualità delle pubblicazioni di EDDA Edizioni è risultata ancora una volta  certificata anche dalle diverse presentazioni in Italia e da due importanti riconoscimenti letterari:

  • Targa Premio Internazionale Montefiore 2017 a L’era del cavallo di Vito Manduca
  • Diploma d’onore del premio letterario internazionale Michelangelo Buonarroti a La neve all’alba di Basilio Petruzza

Un importante anno di crescita e di successi, connotato da opere di autori provenienti dal mondo accademico.  La nuova collana di saggistica EDDA e i saggi si concretizza con tre opere di elevata qualità: Giovanni Gentile e la rivista Leonardo (1903-1907) del professore Glauco Saffi di Firenze;  GEOMETRIE? dei professori Alessandro Zampa e Franco Rupeni di Trieste, con postfazione  di Eugenio G. Omodeo  Professore Ordinario di Informatica all’Università degli studi di Trieste;  e la raccolta di aforismi Dizionarietto di Giuseppe Alvaro Professore Emerito di Scienze Statistiche dell’Università La Sapienza di Roma, con prefazione Rino Caputo Professore Ordinario  di Letteratura Italiana dell’Università di Roma Tor Vergata.
La collana di poesia Edda poetica si è arricchita della silloge I sogni fanno il verso alla realtà della dottoressa Miriam Giannone di Roma.
La collana Germogli ha accolto l’originale proposta Il Castello dei Guerrieri dell’Intelletto della dottoressa Maria Rosaria Ditto, insegnante di scuola primaria a  Roma, libro per ragazzi in difesa della Costituzione Italiana.

Come in un’agorà virtuale, desideriamo  condividere  con gli autori e con le autrici che, affidando i loro pensieri a EDDA Edizioni, concorrono da protagonisti alla diffusione di una genuina cultura popolare.

Tutte le pubblicazioni:

  • Buongiorno papino! di Mario Giacomozzi (Roma)
  • Le poltroncine d’oro e il pescetto d’argento di Mario Giacomozzi (Roma)
  • Nascita e morte di un Liocorno di Mario Giacomozzi (Roma)
  • GEOMETRIE? di Alessandro Zampa e Franco Rupeni (Trieste)
  • 30 anni avanti 30 anni indietro lungo le coste del Mediterraneo di Daniela Tombà (Roma)
  • I sogni fanno il verso alla realtà di Miriam Giannone (Roma)
  • Giovanni Gentile e la rivista Leonardo di Glauco Saffi (Firenze)
  • Dizionarietto di Giuseppe Alvaro, (Roma)
  • Larry e il cammino della follia di Alessio Puliani (Roma)
  • Il Castello dei Guerrieri dell’Intelletto di Maria Rosaria Ditto (Roma)
  • Labirinto, naufragio nella Sanità di Vito Manduca (Roma).

Arrivederci ai primi del 2018 che ci vede impegnati con il programma del primo semestre con sei opere già in lavorazione.

A tutte e a tutti un Felice e Prospero Anno Nuovo

■contatti: www.eddaedizioni.it  eddaedizioni@tiscali.itredazione@eddaedizioni.it -335/5950316 –  335/5951339

 

TERREMOTI RICORRENTI, VITTIME E ITALIA ABUSIVA

Terremoti ricorrenti, vittime e Italia abusiva

La retorica di una politica SENZA CORAGGIO E INCONCLUDENTE.

di Vito Manduca

Ci risiamo: ancora un terremoto inevitabile, ancora vittime (evitabili) e ancora la politica che ripete il suo mantra addossando le colpe dei danni a quell’abusivismo noto e tollerato da sempre e che, a ogni evento, i governanti di turno (tutti verginelli) dichiarano solennemente di voler risolvere una volta per tutte.

“mai più stragi simili”, “tolleranza zero verso gli abusi” “ruspe sugli abusi non di necessità” “piani casa Italia per la messa in sicurezza” “messa in sicurezza degli edifici pubblici!” le frasi effetto potrebbero comporre un’enciclopedia ma poi, finito l’effetto mediatico, tutto torna come prima a parte la condizione di coloro che sono stati colpiti nei beni, nei corpi e nell’animo e che, sia che fossero stati abusivi sia che fossero stati ligi alle regole, rimangono comunque esseri umani con ferite che mai rimargineranno  e, se possibile, colpiti due volte dalla retorica.

In questa circostanza di Ischia, come non condividere almeno le parole di chi, investito comunque di potere, afferma che eliminare gli abusi in un paese il cui patrimonio immobiliare storico è in gran parte abusivo, è praticamente impossibile nel breve periodo e che le demolizioni di massa, ove mai possibili, richiederebbero la militarizzazione del paese?

Ma anche ammesso che si volesse percorrere tale strada, dove verrebbero collocate le famiglie  e le persone che,  a milioni non avrebbero più casa, quando non si riesce a trovare una soluzione degna per qualche centinaia di sfollati come quelli di piazza Indipendenza, si badi in Roma Capitale, gettati sull’asfalto rovente e caricati con gli idranti? Forse l’essere “rifugiato” è cosa diversa da “essere umano”?

I “governanti”. in senso lato, dovrebbero avere la misura delle dichiarazioni e il coraggio delle decisioni. che pure si potrebbero prendere su basi equilibrate e su progetti di medio/lungo periodo.

Per gi sfollati di Piazza Indipendenza, posto che da soli non avrebbero alcuna soluzione, sarebbe stato sufficiente pianificare prima la collocazione e poi lo sgombero dell’edificio. Sgombero che è evento umano deliberato e non terremoto!

 

Convengo che per il terremoto la questione è più complicata.

Tuttavia, si potrebbe ad esempio lavorare su un piano nazionale, varato con legge nazionale, spalmato su un decennio  e suddiviso in tre fasi:

Prima fase

Porre in capo a ciascun proprietario di produrre entro il termine perentorio di tre anni la planimetria e il fascicolo dell’immobile nello stato di fatto elaborati da un professionista e confrontati con i documenti in catasto (qualora esistenti) e con la messa in rilievo delle varianti realizzate sanate o meno. Lo stesso professionista dovrebbe certificarne la conformità con la normativa edilizia esistente, sia delle costruzioni “legali” sia di quelle, o di quelle parti, “abusive fornendo il parere di possibilità di regolarizzare ovvero la necessità di demolire in quanto insanabile, a prescindere che si tratti di abusi o meno. Verosimilmente una miriade di case in pietra, residuati medioevali, difficilmente potranno essere semplicemente sanate. Se le si vorrà conservare come in origine occorrerà demolirle e ricostruirle a immagine e somiglianza, ma con le tecniche odierne.

Fase due:

verifica da parte delle competenti autorità  e delibere circa la messa a norma, con in capo al proprietario dei costi, pieni per gli abusi e dei costi defiscalizzati per il resto.

Fase tre:

imporre a ciascun proprietario la “regolarizzazione” di quanto regolarizzabile entro il termine perentorio di 6 anni e la demolizione di quanto non regolarizzabile entro il termine perentorio di un anno.

Naturalmente  nessuno individuo, abusivo o regolare, dovrà andare a vivere sotto i ponti. La collettività si dovrebbe far carico di fornire (e quindi realizzare nell’arco del decennio) alloggi popolari per tutte le persone o le famiglie costrette a demolire ma senza i mezzi economici per ricostruire-

 

Al di fuori di tali utopie non vedo soluzioni percorribili e ben farebbero almeno i politici a non appesantire i drammi delle popolazioni e delle vittime anche con i sensi di colpa di essere loro stessi i carnefici e non la natura sovrana del bene e del male!