SocialNews n. 1 12 3 2017 A proposito del libero pensiero – Editoria indipendente e responsabile – di Vito Manduca

Roma 12 marzo 2017 – La “Grande editoria”, ovvero  quella dei grossi gruppi, è scossa in questi giorni da inchieste della Magistratura che  non fanno che confermare quanto di comune notorietà circa il malcostume di un’editoria drogata, finalizzata prevalentemente all’utilizzo dei finanziamenti pubblici.

Vien da pensare che il vero core business di tale imprenditoria non sia la produzione di informazione e di Cultura con la “C” maiuscola bensì l’appropriazione di soldi della collettività, dichiarando una produzione “fantasma” o producendo sconsideratamente centinaia di migliaia di copie di giornali, o anche di libri, e che mai nessuno comprerà,  tanto meno leggerà.

I danni, irreversibili, di tali irresponsabili politiche non sono soltanto per le pubbliche finanze, ma coinvolgono ambiti più rilevanti.

L’ambiente e la salute del pianeta, quando si procede a produzione di carta da consumare senza utilità, sono le prime vittime su più binari, a monte e a valle.

L’uso scriteriato di carta concorre, a monte,  al processo inarrestabile di deforestazione. La stessa lavorazione per trasformare gli alberi in carta grezza, e questa in pagine di libri o di giornali stampati, a sua volta, produce costi per la collettività, consumo di energia e, comunque, inquinamento.

La successiva dispersione nell’ambiente, a valle, e le stesse operazioni di macero producono ulteriore inquinamento, danni alla salute e deturpano il paesaggio.

I danni sul piano finanziario si riverberano intanto sull’intera collettività, giacché i finanziamenti pubblici milionari sicuramente incidono sulla fiscalità generale. Soldi che magari sarebbero salvifici per ridurre la povertà materiale e intellettuale in cui sempre più sta sprofondando il Paese!

Per quanto concerne il settore editoriale, i danni più tangibili sono quelli che ricadono sui piccoli e medi editori che, non solo devono combattere in modo impari contro colossi ma, per scelta o per impossibilità, non avranno mai accesso a finanziamenti pubblici. Senza contare che stampando basse tirature, anche per ragioni etiche, i costi dei libri o dei giornali prodotti non potranno mai essere competitivi con quelli dei colossi che saranno di gran lunga inferiori, grazie alle alchimie dei finanziamenti e delle copie fantasma.

Oltre ai danni materiali e tangibili, il settore e, in senso più lato la collettività, saranno privati della possibilità di produzione e di diffusione di un libero pensiero di più ampio respiro, non pubblicando opere meritevoli provenienti da persone normali, creative ma sconosciute.

In questo contesto, siamo, come editori, orgogliosi e convinti di avere fatto la scelta giusta, non solo predicando i principi etici, facendo affidamento soltanto sulle proprie risorse e non inseguendo i finanziamenti di sorta, ma sancendo  detti principi nel  contratto di edizione in modo da condividerli a monte con gli autori, senza lo specchietto delle allodole di stampe, massive o “fantasma”, che mai si venderanno, e, forse, nemmeno si stamperanno:

L’Editore aderisce a un’editoria sostenibile e responsabile. A questo fine adotta font e caratteri idonei a contenere lo sviluppo di pagine ed evita soverchie giacenze di magazzino. Nel rispetto dell’ambiente, procederà in via automatica a periodiche ristampe mirate, in funzione degli ordini che perverranno, tempo per tempo, dalla distribuzione, dagli  Autori o da sponsor durante la durata contrattuale.” (ex art. 1 contratto di edizione – EDDA).

Probabilmente con questi obiettivi non rincorreremo, e non produrremo in altri, sogni di “grandeur” ma saremo liberi da condizionamenti esterni e daremo il nostro contributo affinché la “grande cultura” si  arricchisca della sommatoria di tanti liberi pensieri provenienti dalla gente comune, usa a pensare e a sognare, ma con i piedi per terra.

Non è casuale la scelta di avviare il programma editoriale 2017 con un libro, Il Castello dei Guerrieri dell’Intelletto, di Mara Rosaria Ditto, docente di scuola primaria. Un libro che, in sole 66 pagine,  rivolge un grande messaggio e un fondamentale insegnamento  ai bambini e ai ragazzi – ma che va bene per tutti – sulla Costituzione Italiana, fonte prima di legalità, di democrazia, di etica e, in generale, di rispetto per il prossimo.

Magistralmente illustrato da Eugenia Merlani, il  libro è uno straordinario, e per quanto ci risulta originale, strumento didattico in grado di far acquisire nelle prima età scolare la sacralità dei principi, dei valori e dei diritti fondanti la Democrazia delle Repubblica voluta dai Padri Costituenti all’indomani dell’immane tragedia della Seconda guerra mondiale.

Un libro che ciascuna scuola primaria e secondaria d’Italia dovrebbe adottare.

 

dove la favola diventa realtà

Il Castello dei Guerrieri dell’Intelletto di Maria Rosaria Ditto

In distribuzione nelle librerie italiane

Privati e scuole possono ordinare anche a eddaedizioni@tiscali.it – spedizione gratuita ovunque in Italia

8 MARZO DEDICATO ALLE DONNE: CHE NON SIA SOLO UNA LITURGIA

Come ogni anno l’8 marzo ripropone la questione femminile e di per sé è un bene. D’altronde, di per sé, ogni giorno di festa evoca situazioni positive. Il giorno di festa, chi festeggia, non dovrebbe lavorare o dovrebbe farlo con meno fatica;  indossa l’abito migliore; mangia bene; si dedica alle cose che producono maggior piacere. Insomma, il giorno di festa, chi festeggia, è o dovrebbe essere libero. Meglio LIBERA visto che la festa è delle donne.

A parte qualche legittimo dubbio circa la reale libertà di pensare a se stessi/stesse,  visto che anche le feste riconosciute come tali impongono protocolli liturgici ripetitivi che non solo limitano ugualmente la libertà ma impegnano oltremodo in rituali di gruppo, è certo che un giorno di festa non potrà mai ripagare le donne dagli abusi subiti da sempre dal predominio maschile. E per abusi non sono da intendere soltanto gli episodi esecrabili di violenza fisica troppo spesso sconfinanti nel femminicidio, bensì ogni forma di imposizione, fisica e psichica, praticata non solo da singoli uomini ma da politiche inneggianti al culto del maschio.

Auguri, quindi,  a tutte le donne dell’universo.

Che non sia festa per un solo giorno ma per ogni giorno della loro esistenza e che il leggiadro fiore di mimosa possa, almeno per un giorno, alleggerire il gravoso carico che l’universo maschile impone ai loro corpi e alle loro menti.

Siano comunque consapevoli che, senza integralismi e radicalizzazioni di posizioni, la parità di genere nessuna politica illuminata ò peraltro dominata dai maschi – potrà renderla possibile. Saranno il loro quotidiano impegno, la loro intelligenza, la loro determinazione, il rispetto di se stesse  e, talvolta, il loro sacrificio  a rendere possibile graduali progressi.

EVVIVA LE DONNE

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America: da Nuovo Mondo a Mondo “sTRUMPalato”?

Il sogno Americano è durato forse troppo a lungo al punto da trasformarsi in incubo?
Un sogno di libertà, di democrazia, di opportunità, forse irrealizzato, forse irrealizzabile o forse esageratamente perseguito da milioni di umani. Un sogno che, comunque, lasciava uno spiraglio di speranza che un mondo diverso e migliore da quelli distanti dall’America fosse possibile. Un sogno che faceva bene a una parte cospicua dell’umanità che, magari, prima o poi si sarebbe svegliata e sarebbe ritornata coi piedi sulla propria terra consapevole che “il migliore dei mondi possibili” deve essere quello che al momento ti ospita.

Mai avremmo immaginato, tuttavia, di passare dal sogno all’incubo di vedere l’America ostaggio di un solo uomo che in modo crudo lancia messaggi inquietanti non solo al resto del mondo ma agli stessi uomini e alle stesse donne che hanno fatto grande l’America e che lo hanno portato al trono.

Speriamo di svegliarci al più presto dall’incubo, senza ripiombare nuovamente in un sogno ormai tramontato; Semmai sogno dovrà esserci speriamo che sia quello di vedere il popolo americano riprendere le redini e porre rimedio dal basso: la marcia delle donne americane di ieri può rappresentare l’inizio del nuovo sogno di evitare lo scivolone da Mondo Nuovo a Mondo STR(a)UMPALATO!!!!

Terremoto: dopo la paura, proposta di prevenzione

Ormai è chiaro a tutti che l’Italia è una terra a elevato rischio sismico.
Noi osservatori lontani dalle zone particolarmente colpite possiamo farci un’opinione, sia sui drammi individuali e collettivi sia sulla macchina degli soccorsi e dell’assistenza alle popolazioni, soltanto dalle notizie che ci raggiungono direttamente in casa con la televisione e con gli altri strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.
Da quanto apprendiamo, almeno per questi ultimi terremoti a partire dal 24 di agosto 2016, la macchina dei soccorsi messa in campo da tutte le organizzazioni civili e militari preposte sembra aver funzionato e funzionare, se non alla perfezione sempre auspicabile, al massimo delle possibilità sia per tempistica sia per efficacia degli interventi.
Anche la solidarietà diffusa, tuttavia mai scontata neppure fra gli italiani “brava gente”, sembra aver risposto e continuare a rispondere con grande generosità

Ovviamente, non potendo verificare, registriamo con orgoglio italiano il dato e affidiamo alla storia un giudizio più esaustivo e meno condizionato dalle emozioni del momento.

Un altro elemento apprezzabile, anche se per qualcuno probabile fonte di delusione, è l’ammissione della scienza, per voce degli esperti intervistati, circa l’impossibilità di prevedere con esattezza QUANDO un evento sismico si verificherà, DOVE si verificherà e di CHE GRADO.

L’ammissione, chiaro segno non tanto di impotenza quanto di onestà, fa sicuramente onore a una Scienza che vuole essere non esatta ma certamente corretta.

Le due verità ovvero la morfologia dell’Italia (sismica) e l’impossibilità per la scienza di prevedere il QUANDO, combinate alla consapevolezza che il SE non è messo in discussione, dovrebbe indurre tutte le istituzioni competenti non solo a tenere alta la guardia sull’organizzazione dei soccorsi da affinare e finanziare sempre al meglio ma di rivedere anche le norme antisismiche, sia per le nuove costruzioni civili e pubbliche sia per le ristrutturazioni o le ricostruzioni di quelle demolite.

Ed ecco l’ idea che spererei non fosse inedita e originale ma successiva a tante simili magari ancor non realizzate a livello di massa:

1) prevedere fra le norme antisismiche la realizzazione all’interno di ciascuna abitazione di una “zona di sicurezza”, ben individuata e individuabile e facilmente raggiungibile da ogni ambiente. Una zona sottostante ad un solido e ampio architrave magari ben messa in evidenza? Zona ovviamente da tenere sgombra in modo da poter accogliere i presenti; oppure solidi box (minibunker) di cemento armato progettati per tutti i piani, sulla stessa colonna, per ciascun appartamento (potrebbero essere per esempio i bagni)? Quale che sia, credo che a ingegneri e architetti non mancheranno le idee e cedo anche che il vincolo economico dovrebbe essere un elemento trascurabile: meglio una qualche metro quadro in meno in un’abitazione se questo può vuol dire una vita in più.

2) inserimento obbligatorio nelle scuole di una nuova disciplina finalizzata a far conoscere la geologia d’Italia, la dinamica di terremoti, i comportamenti da tenere e la gestione delle ansie.

Abbiamo assistito in questo scorcio di legislatura a tanti proclami sugli argomenti più disparati con scarse realizzazioni: credo che la causa della sicurezza richieda finalmente atti concreti a partire prorio da nuove legislazioni.

Prima riflessione dell’anno nuovo

L’augurio globale è che l’umanità tutta possa mettere a frutto la maggiore maturità resa possibile da un altro anno,il 2016, trascorso fra eventi straordinari di segno opposto che hanno condizionato, nel bene e nel male, l’esistenza di intere collettività e di singole persone.

Sarebbe presuntuoso immaginare di incidere anche minimamente sull’agire delle masse. Il forte desiderio rimane quello di poter condividere la riflessione con piccoli gruppi, con famiglie e con semplici individui e indurre a comportamenti e azioni minime che siano semplicemente rispettose delle altrui opinioni e degli altrui modi di essere specialmente quando improntati, a loro volta, al medesimo rispetto se pure non in forma palesemente visibile.
Talvolta il rispetto del prossimo e del diverso si materializza anche con il “non fare” se il fare si traduce in molestia seppure involontaria.

La riflessione nasce dal fatto che vi sono persone che di fronte alla relazione con l’altro, a qualsiasi titolo (sorelle, fratelli, genitori, amici, coniugi, fidanzati) si pongono come osservatori critici e sistematici per tramutarsi in giudici monocratici e severi nel contestare arbitrariamente altro un comportamento semplicemente diverso da ciò che ci si attende.
Vi sono, tra queste persone, alcuni che, passato il buonismo di maniera del Natale ma cogliendo l’occasione dei rinnovati contatti natalizi, avviano veri e propri processi sommari che concentrano la loro azione proprio ai primi giorni dell’anno, tanto per dare il buon augurio.

Probabilmente si tratta di disturbi dell’animo che nessun terapeuta riuscirà mai a curare.

A queste persone, infelici e creatori di infelicità altrui, vogliamo dire di rasserenare gli animi e, caso mai, ignorare semplicemente le persone con opinioni diverse. L’efficacia e la magia dell’Oblio in siffatti casi possono fare ciò che nessuna terapia, psichica o fisica, potrà mai fare.

Anche a costoro, comunque, un grande augurio di rasserenamento e di felicità.

Referendum 4 dicembre 2016: tutti gufi?

Referendum 4 dicembre 2016: tutti gufi?
Comunque la si pensi, comunque vada e chiunque vinca, a oggi un fatto è certo: i gufi, come specie animale intendo, hanno vinto il primo round e non potranno più essere demonizzati.
Avrebbero diritto anch’essi, i volatili, a uno scranno, o meglio a un trespolo, nel meraviglioso nuovo Senato o, eventualmente, in quello odierno; l’Ade della democrazia.
Fino a qualche mese fa, infatti, venivano classificati come gufi tutti gli oppositori alle più belle riforme che l’Europa, ma che dico, il mondo intero ci avrebbero non solo invidiate ma, addirittura, si sarebbero ispirati per riformare anche i loro decrepiti sistemi!!!
“Gufo” è stato l’epiteto maggiormente usato da chi, illuminato sulla via di Roma, riteneva di detenere da solo la verità assoluta di ciò che l’Italia e gli italiani hanno come priorità quotidiana.
Ovviamente senza ascoltare gli italiani, se non il manipolo di sodali con coincidenza di priorità solo tra di loro.
Ora che pare evidente a tutti che gli italiani, e non solo, hanno priorità ben diverse e più prosaiche rispetto alla ricerca di strumenti di ingegneria politica tali da demolire pezzi di democrazia conquistata dai Padri costituenti in seguito ai drammi noti e che la storia ha cristallizzato, non si può negare una sconvolgente metamorfosi. La sindrome del gufo attecchisce proprio su chi l’ha coniata per sputtanare gli avversari. Ora che l’unico argomento valido per indurre gli italiani ad andare a votare nel modo desiderato è terrorizzarli col ritornello un po’ infantile e un po’ patetico, presagendo paralisi istituzionali sociali del paese e altre catastrofi che MAI potranno cessare in caso di una propria sconfitta! Chissà che, a ridosso del voto, non si giunga a presagire l’invasione degli alieni, le pestilenze e l’invasine delle cavallette! Questo non è forse vestire le penne del gufo? Certo che Sì! Lo è a tal punto che i “gufi” di ieri vengono riclassificati come accozzaglia.
Italia, speriamo non serva di dolore ostello, l’indomani del voto, comunque vada, il sole sul tuo cielo sorgerà lo stesso. Oppure pioverà… ma il sole sarà comunque sopra le nubi.
I bambini nasceranno ancora e dovranno fare i conti come ieri con le follie degli adulti , ma anche affidarsi sugli affetti della famiglia, quando sana; i disoccupati rimarranno tali e dovranno continuare senza sosta a cercare con fiducia; i lavoratori continueranno a lavorare, ma dovranno essere ancora più vigili nel difendere diritti minacciati dai novelli gufi; gli anziani saranno sempre più soli e dovranno attingere alle residue energie per evitare l’abbandono; i credenti continueranno a pregare il loro Dio e gli atei qualcos’altro; le donne continueranno a essere i pilastri della terra ma dovranno ancora per un tempo indefinito diffidare degli uomini, senza cessare, però, di amarli (questo sì che farebbe finire il mondo, ma non è oggetto di revisione costituzionale); i ladri continueranno a rubare, talvolta per fame tal altra per ingordigia, esattamente come ieri; i migranti migreranno in eterno; i terremoti e le altre calamità naturali proseguiranno a prescindere dal senato italiano; i corrotti e i corruttori NON si ravvederanno anzi si faranno corrompere gli uni e corromperanno gli altri anche per qualche pesce fritto; i diversi saranno sempre più considerati tali e dovranno, non certo nascondersi, ma fare della loro diversità una forza; le guerre non cesseranno mai perché i paesi fabbricatori di armi (la bella Italia inclusa) avranno sempre più bisogno di vendere le armi vecchie e di sperimentarne di nuove; la politica, arte nobile nelle intenzioni, continuerà a imbarbarirsi; le leggi, giuste o ingiuste, saranno sempre promulgate da chi ne avrà i poteri che sia un presidente, un re, un imperatore … o uno sciamano.
Quindi, se ne facciano una ragione e stiano sereni, i catastrofisti di entrambi gli schieramenti: MAI DIRE MAI.
L’evoluzione dell’umanità non si ferma con un referendum: se vince il no ci sarà un altro gruppo dirigente che, fatalmente, dovrà ritornare a essere riformista e tentare di “curare”, aiutandola a crescere sana, la nostra Costituzione, da alcuni amata a parole ma odiata negli atteggiamenti; se vince i Sì, rimarrà l’attuale Gruppo dirigente, certamente più forte di prima, ma che non potrà sottrarsi a rimettere mano alle sue stesse riforme. Lo farà per poter rimanere in sella o perché il popolo sovrano non gradirà o non comprenderà appieno l’operato e lo disarcionerà.
Viva l’Italia in movimento, dunque e, soprattutto, le persone che vi abitano o che transitino semplicemente sul suo suolo.
MAI DIRE MAI! Si tratta sempre e comunque di , materia in trasformazione chi vuol saperne di più legga ilo mio saggio “Rottami eccellenti”, Ediesse, scritto quando il “rottamatore” era un boy-scout.

Pensioni: tra tante riforme, la povertà avanza

Era inevitabile: uno dei primi pensieri del governo è l’eterna riforma delle pensioni. Come nel gioco dell’oca, a ogni legislatura si ritorna al punto di partenza.

Pensione flessibile, pensione anticipata, pensione ritardata, pensione decurtata, pensione d’oro, pensione da fame, pensione sociale, scalino, scalone, finestra, assegno, vitalizio… tanti modi diversi per definire il medesimo concetto che ruota intorno alla fine del lavoro come per rendere drammatico un evento che dovrebbe essere ovvio,  naturale e, sotto il profilo finanziario, perfino semplice.

Una delle poche intuizioni positive circolata tra una riforma e l’altra è stata quella della flessibilità. Peccato che si è imposta una flessibilità unilaterale intesa come libertà dei governi di modificare a piacimento i criteri di accesso alla pensione, naturalmente a danno degli interessati a causa del continuo spostamento in avanti dell’età della quiescenza.

Provo ancora a rilanciare l’intuizione della fessibilità, intesa come libertà del lavoraorore over 55 di scegliere liberamente quando smettere di lavorare conoscendo in anticipo l’entità dell’assegno. L’ho scritto anni fa nel mio libro “Vite rubate” e trovo il concetto valido ora più che mai. Secondo la legge dei grandi numeri possiamo azzardare l’ipotesi che le due opzioni, rimanere in servizio o andare in pensione, registrerebbero il 50% dei consensi.

Sarebbe questo l’unico modo serio per personalizzare le scelte senza traumi e per consentire davvero il ricambio generazionale. Diversamente i nostri giovani diventeranno vecchi senza aver conosciuto il lavoro e senza avere la possibilità di realizzare un montante contributivo utile alla futura pensione.

Le conseguenze per tutti sarebbero drammatiche: in meno di mezzo secolo l’italia si avvierebbe a divenire irreversibilmente un paese di poveri in cui neppure gli attuali super ricchi potrebbero dormire tranquilli.